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Risanamento imprese in crisi

Concordato preventivo con continuità aziendale

Concordato preventivo con continuità aziendale - Valutazione Azienda in 24 ore

Il concordato preventivo con continuità aziendale disciplinato dalla legge falimentare. Presupposti, finalità e vantaggi, anche alla luce delle più recenti sentenze dei tribunali di merito.

Massime giurisprudenza Corte Cassazione

MASSIME DELLA GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMTA'

 

Art. 173 L.F.

Cass. Civ., sez. I, 29 luglio 2014, n. 17191 - Pres. Rordorf - Est. Di Virgilio - P.M. Patrone - Fallimento Cesit S.R.L. - Compagnia per l’estrazione Succhi s.r.l. (Avv. Libertini, Mirone) c. Ministero dello Sviluppo Economico

1. Gli atti di frode vanno intesi, sul piano oggettivo, come le condotte volte ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, aventi valenza potenzialmente decettiva per l’idoneità a pregiudicare il consenso informato degli stessi sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, inizialmente ignorate dagli organi della procedura e dai creditori e successivamente accertate nella loro sussistenza o anche solo nella loro completezza ed integrale rilevanza, a fronte di una precedente rappresentazione del tutto inadeguata, purché siano caratterizzati, sul piano soggettivo, dalla consapevole volontarietà della condotta, di cui, invece, non è necessaria la dolosa preordinazione.

2. Il giudizio di omologazione del concordato preventivo ed il procedimento per la revoca dell’ammissione ed art. 173 l.fall. (nella specie innestatosi nel primo), non sono due subprocedimenti separati ed autonomi ma due fasi di un unico procedimento, poiché l’ammissione costituisce il presupposto necessario per l’omologazione, sicché, venuta meno la prima, non è più possibile la seconda. Ne consegue, altresì, che, pendente la procedura concordataria, la domanda di fallimento può essere utilmente proposta, oltre che nel corso del procedimento di revoca, anche durante il giudizio di omologazione.

 

Cassazione, Sez. I, 18 maggio 2015, n. 10086 - Pres. Ceccherini - Est. Didone - ETR S.p.a. c. Trade Impex S.p.a. in liq. e in c.p. e al. (legge fallimentare artt. 161, 162, 177, 180, 183)

Nel concordato con cessione dei beni, fuoriesce dal controllo giudiziale sul giudizio di fattibilità un sindacato sull’aspetto pratico-economico sulla proposta, e dunque sulla correttezza della indicazione della misura del soddisfacimento percentuale offerto dal debitore ai creditori: la mancanza di un vincolo reagente sull’ammissibilità, rende invero la percentuale di pagamento una mera modalità dell’impegno assunto, esaurito con la messa a disposizione dei beni liberi da limitazioni ignote ai creditori ed impedienti una proficua liquidazione, se non è vi è stato uno specifico obbligo in tal senso. Così, se la società debitrice, nel corso del giudizio di omologazione, si limiti a condividere le osservazioni critiche del commissario giudiziale circa l’effettiva e dunque ridotta percentuale probabilmente distribuibile ai creditori, l’omologazione del concordato ciò nonostante non equivale ad un giudizio di ammissibilità di una proposta peggiorativa. Va invece escluso che il tribunale possa evitare il controllo del raggiungimento delle maggioranze, questione che costituisce oggetto - sia nel regime intermedio, proprio del caso che dopo il decreto n. 169 del 2007 - di un rilievo officioso, vi siano o meno state opposizioni e perciò non è configurabile alcuno sbarramento per eventuali censure svolte solo in sede di reclamo ex art. 177 l.fall.

Evoluzione concordato in continuità aziendale (art. 186-bis l.f.)

Concordato in continuità aziendale (art. 186-bis l.f.)

Stralcio articolo a cura Paolo Bosticco (in Rivista il Fallimento)

La riforma introdotta con il decreto Sviluppo ha enfatizzato la rilevanza della prosecuzione dell’attività aziendale, che diviene a detta di Trib. Piacenza, 26 ottobre 2012, uno dei principali obiettivi dell’istituto concordatario, pur se permane la primaria esigenza di tutela del ceto creditorio, tant’è che Trib. Bergamo, 26 settembre 2013, Monza, 2 ottobre 2013, condizionano l’ammissibilità di un concordato che preveda la prosecuzione dell’attività alla positiva verifica, certificata dall’esperto ex art. 161 l.fall., che questa opzione costituisca non solo una soluzione conveniente, bensì la miglior alternative possibile ai fini del soddisfo dei creditori.

La vocazione per la conservazione dell’attività, del resto in linea con una recente presa di posizione degli organismi comunitari (Raccomandazione della Commissione UE, 12 marzo 2014, n. 2014/135/UE, in questa Rivista, 2014, 393), trova conferma nella previsione dei commi quarto e quinto dell’art. 186 bis l.fall. che consentono all’impresa in concordato “in continuità” di partecipare alle gare di appalto.

E dunque, la prosecuzione dell’attività è assurta a fattispecie concordataria distinta – denominata appunto “concordato in continuità” - con il decreto Sviluppo, che ha previsto all’art. 186 bis l.fall. una disciplina specifica per i concordati che prevedano la continuazione dell’attività d’impresa, figura compatibile anche con un piano che preveda la liquidazione di assets se questi non siano prevalenti in termini quantitativi e qualitativi rispetto alla valorizzazione dell’azienda (Trib. Mantova, 19 settembre 2013); come precisa Trib. Firenze, 7 gennaio 2013, ivi, con la continuità aziendale si vuole conservare il valore aziendale e ciò è possibile anche mediante un esercizio minimale dell’attività. Trib. Cuneo, 29 ottobre 2013, in precisa, in tal senso, che la disciplina “in continuità” può applicarsi già al concordato “in bianco” se vi sia una adeguata ostensione dei contenuti del futuro piano che consenta tale qualificazione.

L’aspetto più rilevante e controverso della nuova norma è peraltro insito nella possibilità che venga avviato un “concordato in continuità” anche quando la salvaguardia dell’attività aziendale venga attuata mediante la cessione dell’azienda o di rami di essa (Trib. Roma, 29 gennaio 2014; Trib. Monza, 2 ottobre 2013).

Sotto tale profilo si è ritenuto possa essere autorizzata in corso di concordato la stipula del contratto di affitto di azienda che risulti conveniente per la conservazione dell’attività (Trib. Bolzano, 27 febbraio 2013).

In realtà, sul punto, si deve dare atto che non è previsto espressamente che la continuità aziendale possa attuarsi mediante l’istituto dell’affitto di azienda; tuttavia, la corrente prevalente in giurisprudenza muove dalla considerazione che il concordato “in continuità” si caratterizza per l’oggettiva prosecuzione dell’attività, a prescindere dal soggetto che la continui (Trib. Firenze, 19 marzo 2013); in particolare, si ritiene che se l’affittanza sia prevista all’interno della gestione concordataria come finalizzata alla successiva cessione - che deve peraltro essere espressamente prevista nel contratto di affitto -, il concordato rientrerà nella previsione dell’art. 186 bis l.fall. (Trib. Monza, 11 giugno 2013; Trib. Cuneo, 31 ottobre 2013,  che sottolinea come l’affitto di azienda non faccia venir meno la condizione di attività dell’impresa concedente). È stata, peraltro, sostenuta anche la tesi contraria, che muove dalla mancata espressa previsione normativa (Trib. Terni, 12 febbraio 2013).

Si discute, di contro, sulla qualificazione come “in continuità” o liquidatorio del concordato preventivo proposto solo dopo che i rami aziendali siano già stati affittati a terzi.

Sul punto Trib. Patti, 12 novembre 2013, ha escluso che quella fattispecie rientri nel campo applicativo dell’art. 186 bis se l’affitto di azienda non sia finalizzato e non preveda già l’acquisto dell’affittuario; conformemente, Trib. Terni, 2 aprile 2013, e Trib. Ravenna, 29 ottobre 2013, affermano che con l’affitto di azienda si attua una traslazione del rischio in capo ad un terzo, di modo che non saranno applicabili le norme sul concordato “in continuità”, bensì sarà necessaria una analisi sulla solvibilità dell’affittuario in seno ad una procedura a valenza liquidatoria; in senso opposto, Trib. Mantova, 19 settembre 2013, ha ritenuto applicabile anche a tale fattispecie la nuova normativa ed imposto l’integrazione del piano concordatario con i documenti previsti dall’art. 186 bis l.fall.; con successivo provvedimento del Trib. Mantova, 17 ottobre 2013, peraltro, lo stesso tribunale contesta il piano in continuità laddove non vi sia un espresso pronunciamento dell’esperto sulla fattibilità anche dell’operazione di cessione dei rami aziendali, in particolare quanto alla capacità finanziaria del terzo rispetto agli impegni assunti.

Il concordato in continuità si distingue anzitutto per la imposizione all’impresa in crisi dell’onere di supportare il piano, per un verso, con il deposito di documentazione suppletiva, costituita dalla indicazione nel piano dei costi e ricavi che si prevede derivino dalla prosecuzione dell’attività (Trib. Roma, 6 maggio 2013). Evidentemente, tale prescrizione risponde alla preoccupazione - del resto già avvertita prima dei recenti interventi di modifica normativa (cfr., a titolo esemplificativo, Trib. Roma, 18 marzo 2010) - per un eventuale aggravio del disavanzo connesso con la prosecuzione dell’attività che si vuole prevenire con il deposito di un business plan attendibile e con la previsione di un budget delle entrate e delle uscite previste. In difetto di una analitica indicazione dei ricavi e costi attesi, difettano i presupposti per qualificare un concordato in continuità (Trib. Milano, 30 maggio 2013). Tant’è che la necessità di tale deposito viene ravvisata anche nell’ipotesi di continuità gestita tramite affitto di azienda (Trib. Firenze, 19 marzo 2013), tenuto conto del rischio di ribaltamento sulla società in crisi di taluni oneri sorti in capo all’affittuario, qualora i debiti verso i dipendenti che non siano onorati da quest’ultimo.

Ai fini della completezza della domanda, è altresì prescritto che il piano sia corredato da una attestazione specifica dell’esperto che, nella relazione ex art. 161 l.fall., dovrà attestare che la prosecuzione dell’attività consente un miglior soddisfo dei creditori rispetto all’opzione liquidatoria, esaminando anche lo scenario alternativo (Trib. Milano, 30 maggio 2013 e Trib.

Bolzano, 27 febbraio 2013); sul punto, Trib. Mantova, 17 ottobre 2013, in particolare, contesta alla proponente di aver supportato il piano in continuità con l’attestazione di un esperto diverso da quello che aveva redatto la relazione sul piano ex art. 161 l.fall., in quanto il nuovo attestatore si limitava a prendere le mosse dalla altrui precedente relazione senza ripetere la verifica di fattibilità.

Nell’ottica previsionale sulla convenienza dei risultati della prosecuzione dell’attività, Trib. Bolzano, 27 febbraio 2013, in www.ilcaso.it, stabilisce che in caso di concordato che preveda la soluzione dell’affitto d’azienda, devono essere date informazioni sulla solidità patrimoniale dell’affittuario per integrare la corretta informazione verso i creditori.

Altra peculiarità del concordato in continuità è la previsione della possibilità di differire il pagamento dei creditori privilegiati sino a dodici mesi dall’omologa del concordato, salvo che il loro soddisfo derivi dalla necessità di liquidare i beni su cui grava il privilegio, disposizione che secondo l’interpretazione di Trib. Padova, 30 maggio 2013, addirittura imporrebbe il pagamento immediato dei privilegiati al momento della vendita del bene pur se anteriore al periodo annuale. Viceversa, Trib. Marsala, 5 febbraio 2014, ritiene che la dilazione sia concedibile anche in caso di integrale capienza per il pagamento dei creditori privilegiati; da sottolineare che la stessa sentenza propone una tesi isolata, ma non peregrina, secondo la quale in presenza di contratti di mutuo proseguiti in corso di concordato, solo le rate scadute debbano considerarsi concorsuali, laddove per le rate a scadere il debitore mantiene la possibilità di adempiere con le scadenze originarie, anche se successive ai dodici mesi dall’omologa.

Sul punto le tesi interpretative variano tra quella più rigida, secondo la quale il termine indica la dilazione massima consentita, di modo che non sarebbe mai ammissibile un concordato che preveda una più ampia dilazione (Trib. Padova, 30 maggio 2013, in questa Rivista, 2014, 445; Trib. Monza, 2 ottobre 2013 e Trib. Monza, 11 giugno 2013, che addirittura ritiene che la dilazione non possa essere superiore pur se vengano riconosciuti ai creditori gli interessi), neppure se compensata con il diritto di voto e se anche l’arternativa liquidatoria non sia migliore (Trib. Padova, 30 maggio 2013) e quella che ritiene invece ammissibile una dilazione se compensata con il riconoscimento degli interessi (Trib. Marsala, 5 febbraio 2014) e fermo restando che il differimento del pagamento al realizzo dei beni gravati da prelazione costituisce

un effetto naturale nei concordati liquidatori; Trib. Terni, 2 aprile 2013, sul punto, ritiene che il pagamento differito dei crediti privilegiati sia ammissibile non solo nel concordato di continuità aziendale, ma anche quando la proposta preveda la liquidazione dei beni dell’impresa, salvo che tale dilazione comporta ad avviso di quella pronunzia comunque una equiparazione al trattamento del ceto chirografario che impone la partecipazione al voto del creditore privilegiato; contra Trib. Terni, 12 febbraio 2013, afferma che la moratoria annuale, espressamente consentita, non comporta il diritto al voto; da segnalare che Trib. Terni, 7 novembre 2013, in caso di dilazione del pagamento dei creditori privilegiati li considera ammessi al voto per l’intero importo, anche se tale assunto pare in contrasto con il terzo comma dell’art. 177 l.fall.

La norma introdotta dal decreto Sviluppo non detta, invece, specifiche disposizioni al fine di regolamentare l’esecuzione del concordato; da segnalare la tesi di Trib. Chieti, 15 ottobre 2013, secondo il quale nel concordato retto dall’art. 186 bis l.fall. non è prevista una vera e propria fase di liquidazione e per l’effetto non è necessaria la nomina del liquidatore giudiziale ai sensi dell’art. 182 l.fall.; evidentemente, l’argomento è valido per la cosiddetta “continuità pura”, laddove per il concordato che si sviluppi con il trasferimento a terzi dell’attività - salvo che il piano già preveda le modalità di trasferimento dell’azienda a terzi determinati - parrebbero applicabili le disposizioni comuni.

 

Recenti modifiche al concordato preventivo

Ulteriori modifiche introdotte alla disciplina del concordato preventivo con il Decreto del Fare

 

Il cosiddetto "decreto del Fare" (D.L. 21 giugno 2013, n. 69 conv. in L. 11 agosto 2013 n. 98) ha inteso limitare la possibilità di depositare domande eccessivamente "sintetiche", per un verso imponendo il deposito dell’elenco dei creditori con il corredo di indicazioni che già dovrebbero consentire di prefigurare la composizione del passivo e, dall’altro, consentendo la nomina di un Commissario la cui funzione non potrà non essere quella di monitorare il contenuto effettivo dell'ipotesi concordataria con una verifica tanto più necessaria quanto meno esplicativo sarà stato il contenuto della "pre-domanda".

In casi di particolare complessità, si è ritenuta possibile la nomina anticipata anche di un collegio di tre commissari (Trib. Benevento, 29 agosto 2013, 2013, 1405).

Tale organo assume un ruolo informativo. Infatti, se nominato, esprime il proprio parere in ordine al compimento da parte del debitore degli atti di straordinaria amministrazione e svolge un’attività di vigilanza sulla procedura sin dal momento della decorrenza degli effetti conservativi e gestionali, in modo tale da verificarne il contenuto, riferendo al tribunale qualsiasi condotta prevista dall’art. 173 l. fall.

Per quel che concerne gli obblighi informativi - ora previsti inderogabilmente e non come mera facoltà - con l’aggiunta dell’obbligo di depositare altresì mensilmente una situazione finanziaria, già prima delle più recenti modifiche era prevista la facoltà del tribunale, nel concedere al debitore il termine per il deposito del piano, di imporre il deposito di relazioni periodiche e taluni tribunali - anticipando la norma che prevede la nomina immediata di un organo commissariale provvisorio - hanno ritenuto anche di assoggettare l’impresa al controllo

di un ausiliario (Trib. Piacenza, 5 aprile 2013), addirittura stabilendo l’obbligo di una sorta di pre-deposito - non previsto peraltro da alcuna norma - per le spese di giustizia, seppure limitato al costo presunto dell’attività dell’ausiliario (Trib. Reggio Emilia, 12 gennaio 2013; Tribunale di Fermo, 16/7/2014, Tribunale Alessandria 1/12/2014).

 

Si evidenzia che il D.L. 23 dicembre 2013, n. 145 (conv. in L. 21 febbraio 2014, n. 9) ha modificato l’art. 111 l.fall., escludendo la prededucibilità dei crediti sorti nell’ambito di una procedura “in bianco” cui non sia seguita l’ammissione.

Rassegna giurisprudenza di merito in tema di concordato preventivo

Rassegna delle massime della giurisprudenza di merito in tema di concordato preventivo

FONTI: rivista il Fallimento

 

CONCORDATO PREVENTIVO

 

 

Art. 111

Trib. Siracusa 28 luglio 2014, decr. - Pres. Alì - Est. Cassaniti - Farmacia dei Comuni s.a.s.

1. Devono considerarsi prededucibili i crediti derivanti da atti di ordinaria amministrazione necessari alla prosecuzione dell’attività aziendale compiuti durante la fase di preconcordato e poi durante la fase di una successiva e diversa domanda di concordato, in quanto trattasi di passività sorte in occasione della procedura.

2. Per valutare se i crediti dei professionisti per prestazioni strumentali alla proposizione della domanda di

concordato siano o meno prededucibili occorre verificare l’adeguatezza funzionale della procedura rispetto alle necessità risanatorie dell’impresa ed all’utilità in concreto della procedura per i creditori (nel caso di specie è stata esclusa la natura prededucibile dal momento che lo stesso liquidatore giudiziale, nominato in sostituzione dell’amministratore revocato, ha rinunciato alla domanda di concordato non ritenendola pienamente corrispondente agli interessi della società e dei creditori).

 

Art. 161

Trib. Monza 18 luglio 2014, decr. - Pres Paluchowski - Est. Nardecchia - SDS S.p.A.

Nel concordato preventivo con riserva prospettato dal debitore come concordato liquidatorio e non in continuità, il pagamento dei crediti anteriori è possibile unicamente in forza dell’art. 161, settimo comma, l.fall., nella parte in cui consente il compimento di atti urgenti di straordinaria amministrazione con l’autorizzazione del tribunale, previo parere del commissario giudiziale, se nominato; tale autorizzazione può essere concessa soltanto in caso eccezionali ove la vantaggiosità dell’atto sia manifestamente evidente con riguardo a tutti i creditori concordatari, comportando un aumento dell’attivo e/o un decremento del passivo, e purché il pagamento avvenga nel rispetto dell’ordine delle cause legittime di prelazione e ciò in quanto tali pagamenti, legalmente posti in essere dopo il deposito del ricorso di cui all’art. 161 l.fall., in caso di successivo fallimento, non sono soggetti all’azione revocatoria ai sensi del novellato art. 67, comma 3, lett. e) l.fall.

 

Art. 163

App. Venezia 17 luglio 2014 - Pres. Rossi - Est. Santoro - R. V. S.r.l. L.M. e C.R. (avv.ti M. Malipiero, F. Casellati) c. Fall. R.V. S.r.l. (avv.ti D. Galletti, A. Zorzi), Banca di Monastier e del Sile Credito Cooperativo soc. coop. (avv. A. Lillo)

È ammissibile e non costituisce abuso del diritto la domanda di preconcordato depositata lo stesso giorno dell’udienza prefallimentare, qualora non venga accertato che la stessa abbia come unica finalità quella di procrastinare la dichiarazione di fallimento della società e di evitare l’assoggettamento alla procedura concorsuale dei soci illimitatamente responsabili, per decorso del termine ex art. 10 l.fall. (nel caso di specie la domanda conteneva già la prospettazione di una soluzione concordataria idonea al soddisfacimento delle posizioni debitorie e, oltretutto, il patrimonio immobiliare facente capo ai soci illimitatamente responsabili era assoggettato ad ipoteca volontaria in favore della banca istante).

 

Art. 167

Trib. Cassino 31 luglio 2014, ord. - Pres ed Est. Petteruti - De Marco S.r.l.

Nella fase di preconcordato, l’autorizzazione alla stipula del contratto di affitto di azienda può essere concessa se nella domanda vi sia una adeguata anticipazione del piano, con l’analitica indicazione di costi e ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività.

 

Art. 169 bis

Trib. Busto Arsizio 24 luglio 2014, decr. - Pres Leotta - Est. Tosi

1. Lo scioglimento dei contratti in corso di esecuzione ai sensi dell’art. 169 bis l. fall. è consentito anche in caso di concordato con riserva, qualora sia possibile sin da subito individuare contratti che, in ogni caso, è opportuno cessare allo scopo di evitare il prodursi di costi prededucibili.

2. Gli effetti dello scioglimento ex art. 169 bis l. fall. decorrono dal giorno della pubblicazione nel registro delle imprese della domanda di concordato contenente la domanda di autorizzazione allo scioglimento.

 

Art. 169 bis

Trib. Rovigo 18 settembre 2014, decr. (data della decisione) - Pres D’Amico - Est. Martinelli - Tecno Plast s.r.l. in liquidazione c. Mediocredito Italiano San Paolo Leasint S.p.A. ed altri.

Lo scioglimento dei contratti in corso di esecuzione ai sensi dell’art. 169 bis l.fall. è consentito anche in caso

di concordato con riserva e non si rende necessaria la previa audizione dei contraenti in bonis, atteso che ad essi non è attribuita alcuna facoltà sostanziale sull’istanza presentata dal debitore, la quale è rimessa alla valutazione esclusiva del tribunale o, nei casi previsti, del giudice delegato, circa la funzionalizzazione teleologica dello scioglimento contrattuale con la proposta di concordato.

Art. 173

App. Genova 2 agosto 2014, decr. - Pres Sangiuolo - Est. Maistrello - Cesis soc. coop. a r.l. c. Fall. Cesis soc. coop. a r.l.

Nell’ipotesi prevista dall’art. 173 l.fall., qualora non vi sia istanza di fallimento di uno o più creditori o del Pubblico Ministero, il Tribunale deve limitarsi a dichiarare la risoluzione del concordato preventivo.

 

Art. 173

Trib. Rovigo 25 luglio 2014, decr. (data della decisione) - Pres Fraccon - Est. Martinelli - Tecpol s.r.l.

Nel concordato preventivo il giudice deve controllare in ogni fase della procedura la legalità e la possibilità giuridica del piano e verificare che l’attestazione del professionista assicuri informazioni veritiere e complete ai creditori; la valutazione della causa concreta si risolve in un vaglio di compatibilità della proposta concordataria con il soddisfacimento delle ragioni creditorie in tempi ragionevoli, la quale implica una valutazione di fatto, anche economica, sulla realizzabilità del piano nei termini prospettati che può tradursi in un vizio di legittimità giuridica.

 

 

Art. 179

App. Trieste 17 luglio 2014 - Pres. Drigani - Est. Cerroni - Morra Costruzioni S.r.l. (avv.ti B. Bortolussi, M. Corbetta) c. Fall. Morra Costruzioni S.r.l.

1. Ai fini del calcolo delle maggioranze deve ritenersi valido il voto contrario espresso dai creditori prima del deposito della relazione ex art. 172 l.fall. da parte del commissario giudiziale, poiché essi sono liberi di disporre dei propri diritti patrimoniali nelle modalità ritenute più opportune.

 

Art. 186 bis

Trib. Cassino 31 luglio 2014, ord. - Pres ed Est. Petteruti - De Marco S.r.l.

L’affitto di azienda è compatibile con sia con un concordato preventivo liquidatorio che con un concordato preventivo con continuità aziendale.

 

Art. 111

Trib. Firenze 1 luglio 2014, decr. - Pres. ed est. Mariani - B.G. (avv. T. Bua) c. Fall. Caroti e Piccardi S.r.l. (avv. F. Gaviraghi)

Devono considerarsi prededucibili i crediti dei professionisti che assistono la società nella presentazione dell’istanza di fallimento; essi, infatti, svolgono attività funzionale alla procedura poiché è interesse del ceto creditorio che non si aggravi lo stato di dissesto.

 

Art. 152

Trib. Milano 17 giugno 2014, decr. - Pres. Macchi - Est. Mammone - Derk S.r.l. in liq. (avv. F. Vismara) c. Euro Inox S.r.l. ed altri (avv.ti S. Volonterio, A. Marcinkiewicz, M. Franzini)

È inammissibile la domanda di concordato sottoscritta dal liquidatore della società prima che la sua nomina sia stata iscritta nel registro delle imprese, in ragione della nullità della procura alle liti conferita da soggetto privo di potere.

 

Art. 160

Trib. Ravenna 22 maggio 2014 (data decisione), decr. - Pres. Lacentra - Est. Farolfi - Gruppo T. S.p.A.

Il vincolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c. è meritevole di tutela ove preveda un mandato irrevocabile a vendere gli immobili a favore del liquidatore giudiziale condizionato alla sola omologa del concordato.

 

Art. 161

Trib. Brescia 9 luglio 2014, decr. - Pres. Rosa - Est. Del Porto - Sanagens s.r.l.

La domanda di concordato preventivo con riserva presentata senza il bilancio dell’ultimo esercizio, anche se non ancora approvato (nella specie, per mancato raggiungimento del quorum), è inammissibile, atteso che la locuzione “unitamente ai bilanci relativi agli ultimi

tre esercizi” di cui all’art. 161, sesto comma, l.fall., deve essere interpretata, quanto alle società di capitali, nel senso della necessaria produzione dei bilanci redatti, approvati e depositati nel rispetto delle norme codicistiche.

 

Art. 177

Trib. Padova 7 luglio 2014, decr. - Pres. ed est. Santinello - R. S.r.l. in liq. (avv. F. Lo Presti)

I fideiussori della debitrice principale proponente il concordato, che non abbiano adempiuto parzialmente o integralmente la loro obbligazione prima del deposito della domanda, non sono creditori e quindi sono esclusi dal diritto di voto e non partecipano alla formazione delle maggioranze ex art. 177 l.fall.

 

Art. 180

Trib. Monza 11 luglio 2014, decr. - Pres. Paluchowski - Est. Nardecchia - Campisa S.r.l. (avv.ti F. Boffi, A. Piccolini)

In sede di omologa del concordato il Tribunale può accertare incidentalmente la natura privilegiata o chirografaria di un credito allo scopo di consentire il corretto calcolo delle maggioranze o di valutare la fattibilità economica del concordato.

 

Art. 182 bis

Trib. Asti 25 giugno 2014 (data della decisione), decr. - Pres. Donato - Est. Francioso - Conbipel S.p.A.

In sede di omologa degli accordi di ristrutturazione al Tribunale è demandata, oltre la verifica della regolarità formale degli stessi, la verifica della legalità sostanziale ed in particolare dell’attuabilità dell’accordo con riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei all’accordo.

 

Art. 186

Trib. Modena 11 giugno 2014 - Pres. Zanichelli - Est. Mirabelli - Della Casa Francesco S.p.A. in liquidazione c. Massa dei creditori

Il concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori deve essere risolto per inadempimento ai sensi dell’art. 186 l.fall. quando, anche prima della liquidazione di tutti i beni, emerge che esso è venuto meno alla sua funzione, poiché, secondo il prudente apprezzamento del giudice del merito, le obbligazioni assunte dal debitore nella proposta concordataria non possono essere soddisfatte. A tal fine rileva non solo il quantum ragionevolmente ricavabile dalla liquidazione in rapporto alle passività da soddisfare, ma anche la componente temporale dell’adempimento, la quale concorre anch’essa a costituire la causa concreta del concordato e deve avvenire in tempi ragionevolmente contenuti che non possono complessivamente superare la ragionevole durata prevista per le procedure liquidatorie (massimo tre anni, secondo l’orientamento del Tribunale di Modena), e, in fase attuativa, costituiscono uno dei parametri su cui misurare l’inadempimento.

 

Art. 96

Trib. Reggio Emilia 16 aprile 2014 (data della decisione), decr. - Pres. Savastano - Est. Fanticini - Cassa di Risparmio di Bologna S.p.a: c. Fall. Euro Castings S.p.a.

Qualora il concordato preventivo preveda la conversione di parte dei crediti chirografari in “capitale di rischio” della debitrice, la risoluzione del concordato successiva all’omologazione spiega i soli effetti retroattivi compatibili con la situazione derivante dalla riorganizzazione

concordataria; l’attribuzione ai creditori di partecipazioni societarie costituisce in particolare una datio in solutum ex art. 1197 c.c. che estingue con efficacia satisfattiva l’originaria obbligazione concorsuale così come ristrutturata, e di conseguenza il creditore chirografario

non può, nel successivo fallimento, essere ammesso al passivo per l’intero ammontare del credito originario, ma solo per la parte non convertita in capitale di rischio.

 

Art. 161

Trib. Palermo 4 giugno 2014, decr. - Pres. Novara - Est. Giammona - Vini del Sus S.a.s.

1. È ammissibile la domanda di concordato di gruppo ove il piano risponda all’interesse dei creditori, favorendo un’attività liquidatoria unitaria in virtù delle strette connessioni esistenti tra le società e/o imprese facenti parte del gruppo e prevedendo l’abbattimento dell’esposizione

debitoria infragruppo, così da rendere possibile la prosecuzione dell’attività aziendale nel suo complesso, attraverso l’intervento di un assuntore appositamente costituito.

2. È ammissibile la domanda di concordato di gruppo qualora la proposta, il piano e la relazione degli esperti tengano adeguatamente distinte le attività e le passività di ogni singola impresa del gruppo e risultino, pertanto, idonee a consentire ad ogni singolo creditore di verificare la propria posizione creditoria e l’impatto della proposta concordataria sul soddisfacimento della stessa, nonché l’alternativa in caso di liquidazione fallimentare.

 

Art. 182 ter

Trib. Benevento 23 aprile 2014 (data della decisione), decr. - Pres. ed Est. Monteleone - President Entertainment S.r.l.

1. È ammissibile la domanda di concordato che preveda la falcidia del credito IVA nel rispetto dell’ordine delle cause di prelazione di cui all’art. 160, comma 2, l.fall., ove il creditore non si sia avvalso della transazione fiscale.

2. Il divieto di falcidia del credito IVA è previsto solo nell’ambito della transazione fiscale di cui all’art. 182 ter l.fall. e non è possibile un’interpretazione estensiva di tale divieto per difetto della eadem ratio.

 

Art. 180

Trib. Prato 30 aprile 2014 (data della decisione), decr. - Pres ed Est. Legnaioli - Styletex S.p.a.

1. Nell’ambito del giudizio di omologa del concordato, il tribunale può valutare il rischio di fattibilità di un piano i cui margini di opinabilità e di errore siano talmente ampi da inficiarne la ragionevole tenuta e probabilità di successo.

2. L’incertezza sul ricavato della vendita di un bene immobile costituisce un rischio normale, nell’ambito del concordato preventivo con cessione, del quale si fanno carico i creditori.

3. Nel giudizio di omologa, sebbene la durata pluriennale del piano concordatario incida sulla possibilità di formulare prognosi attendibili, il tribunale deve effettuare un controllo in termini di ragionevolezza del rischio assunto e di probabilità di successo, non di certezza del risultato.

Art. 180

App. Venezia 6 marzo 2014 (data della decisione), decr. - Pres Rossi - Est. Santoro - Pianta Costruzioni S.a.s. di Pianta Cristiano Agostino & C. (Avv. Gollin) c. Concordato preventivo Pianta Costruzioni S.a.s. (Avv. Baisin) ed altro

Nell’ambito del giudizio di omologa del concordato, la valutazione circa l’attendibilità delle perizie di stima del realizzo dell’attivo attiene alla fattibilità economica e non alla fattibilità giuridica della proposta; di conseguenza essa non può essere sindacata dal tribunale essendo demandata in via esclusiva alla valutazione dei creditori che si esprime con la votazione.

 

Art. 180

Trib. Santa Maria Capua Vetere 15 maggio 2014 - Pres. Scoppa - Est. Rabuano

Nell’esercitare il controllo di conformità del piano e della proposta alle norme che disciplinano il concordato, il tribunale deve verificare se l’imprenditore in crisi dia attuazione alla causa concreta della procedura consistente nel bilanciamento tra l’interesse al superamento dello stato di crisi dell’imprenditore e la compressione del diritto di azione del creditore, pure costituzionalmente garantito; in particolare è necessario che il procedimento si svolga nel rispetto delle indicazioni del legislatore e che la conseguente definizione si realizzi con il superamento della situazione di crisi dell’imprenditore, da una parte, e con il riconoscimento a favore dei creditori di una sia pur minimale consistenza del credito da essi vantato in tempi ragionevolmente contenuti (nella specie, preso atto del termine di sei anni per la procedura di esecuzione concorsuale stabilito dall’art. 2. bis L. n. 98/2001, come aggiunto dal n. 2, lett. a) del comma 1 dell’art. 55, D.L. n. 83/2002, il Tribunale ha ritenuto eccessivamente dilatata e dichiarato inammissibile una proposta concordataria della durata di anni nove).

 

Sovraindebitamento

Trib. Vicenza 29 aprile 2014, decr. - Pres. Colasanto - Est. Limitone - T.R.

1. Nella procedura di composizione della crisi da sovra indebitamento è necessaria l’assistenza tecnica del debitore, salvo che nell’organismo di composizione della crisi, che concretamente presenta la domanda, vi sia un legale che se ne faccia carico.

2. Nella procedura di composizione della crisi da sovra indebitamento, per la redazione del piano il debitore può avvalersi di un soggetto di sua fiducia, ma l’organismo di composizione della crisi deve poi farlo proprio verificandone la veridicità e la fattibilità.

3. Nella procedura di composizione della crisi da sovra indebitamento la competenza dell’organismo di composizione della crisi va individuata in base alla residenza del ricorrente.

 

Art. 167

Trib. Roma 1 aprile 2014, decr. - Pres. Russo - Est. Miccio 1. Devono ritenersi di ordinaria amministrazione, non soggetti ad autorizzazione del tribunale o del giudice delegato, gli atti che non eccedono le finalità perseguite dall’impresa e che hanno scopo di conservare e risanare la stessa, come il conferimento dell’incarico professionale di redazione della proposta e del piano di concordato definitivo.

 

Art. 169 bis

Trib. Modena 7 aprile 2014, decr. - Pres. Zanichelli - Est. Mirabelli - V.G. S.r.l.

La risoluzione del contratto per inadempimento intervenuta dopo l’ammissione a concordato preventivo, ma prima della comunicazione dello scioglimento autorizzato ex art. 169 bis l.fall., non permette di poter considerare come concorsuali i crediti derivanti dall’inadempimento.

 

Art. 173

App. Milano 10 gennaio 2014 - Pres. ed Est. Roggero - Lucchini Artoni S.r.l. in liq. (Avv. Fiorucci) c. Fall. Lucchini Artoni S.r.l. in liq.

La nozione di atto di frode, che ai sensi dell’art. 173 l.fall. giustifica la revoca dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo, esige che la condotta del debitore sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori; pertanto, non può essere considerato atto di frode quello del quale il debitore abbia fatto chiaramente menzione nella proposta di concordato.

 

Art. 178

Trib. Pordenone 10 aprile 2014 (data della decisione) - Pres. Pedoja - Est. Pedrucco Toffolo - M. Costruzioni S.r.l.

In tema di concordato preventivo, il voto di dissenso è valido anche se espresso dal creditore prima dell’adunanza.

 

Art. 182 quinquies

Trib. Ravenna 26 marzo 2014 - Pres. Lacentra - Est. Farolfi - Consorzio C.

L’art. 118, terzo comma, d.lgs. n. 163/2006, come innovato dalla legge di conversione del d.l. “Destinazione Italia”, nella parte in cui prevede che sia sempre consentito alla stazione appaltante, anche per i contratti di appalto in corso, nella pendenza della procedura di concordato preventivo con continuità aziendale, provvedere ai pagamenti dovuti per le prestazioni eseguite dai subappaltatori e dai cottimisti, secondo le determinazioni del tribunale competente per l’ammissione alla predetta procedura, è applicabile anche alla fase del pre-concordato; esso tuttavia riguarda i soli crediti sorti nel corso della procedura, mentre per quanto attiene al pagamento dei crediti anteriori al deposito del ricorso ex art. 161, sesto comma, l.fall. risulta applicabile la disciplina generale prevista dall’art. 182 quinquies l.fall.

 

Art. 184

Trib. Torino 8 aprile 2014, ord. - Est. Astuni

L’effetto remissorio del concordato in favore del socio illimitatamente responsabile, previsto dall’art. 184 l.fall., si produce anche qualora lo stesso, al momento dell’omologa, rivesta anche la qualità di fideiussore della società.

 

Art. 186

Trib. Forlì 19 marzo 2014 - Pres. ed Est. Pazzi – Eurocolor S.n.c. (Avv. Ranieri) c. M. R. (Avv. Tombaccini, Gardelli)

Ai fini della risoluzione del concordato preventivo, la valutazione dell’importanza dell’inadempimento alle obbligazioni previste nel piano omologato deve essere effettuata nell’interesse dell’intera massa dei creditori, da compiersi tramite un giudizio sulla tenuta complessiva dell’accordo piuttosto che facendo riferimento al tornaconto del singolo creditore istante; non assume invece rilievo l’elemento della colpa nell’inadempimento, atteso che l’art. 186, comma 2, l.fall. non effettua un rinvio generalizzato al disposto dell’art. 1455 c.c. e, pertanto, l’inadempimento del concordato assume rilievo esclusivamente nella sua dimensione oggettiva.

 

Art. 168

Trib. Livorno 4 febbraio 2014 (data della decisione), ord. - Est. Fodra - G. B. C. S.r.l. in conc. prev. (avv. Banchelli) c. C. di P. (avv. Scarafiocca) e G. S.r.l. (avv. Cossu)

Per l’ipotesi in cui vi sia stata un'ordinanza di assegnazione del credito disposta nella esecuzione individuale iniziata contro il debitore ammesso alla procedura di concordato preventivo, il disposto dell'art. 168 l.fall. non priva di efficacia liberatoria il pagamento effettuato dal debitor debitoris nel corso del concordato preventivo e prima della dichiarazione di fallimento, ma resta fermo l’obbligo del creditore preconcordatario accipiente di restituire alla massa quanto indebitamente percepito, in ossequio al principio della par condicio creditorum.

 

Art. 168

T.A.R. Toscana 5 marzo 2014 (data della decisione) - Pres. Buonvino - Est. Grauso - G. S.r.l. (avv. Cossu) c. C. di P. (avv. Scarafiocca) e G. B. C. S.r.l. (avv. Giraldi)

L'art. 168 l.fall. non si applica al giudizio di ottemperanza promosso nei confronti del terzo pignorato e non nei confronti del debitore.

 

Art. 169 bis

Trib. Rovigo 6 marzo 2014, decr. - G.D. Martinelli – Pigaiani Sarti S.r.l. in conc. prev. c. Ing. Giuseppe Sarti C. S.p.a. in conc. prev.

Il giudice cui sia proposta domanda di scioglimento dei contratti in corso di esecuzione nel concordato preventivo può rigettare l’istanza solo per ragioni connesse all’incongruenza con la proposta concordataria (ragione per la quale l’eventuale proposizione dell’istanza nella fase anteriore al deposito della proposta presuppone la necessaria disclosure sulle finalità della procedura), poiché ogni ulteriore e diverso vaglio - ivi compreso quello della convenienza per gli stessi creditori - comporterebbe un giudizio sulla opportunità economica e meritevolezza della proposta stessa che esula dal sindacato sulla causa concreta riconosciuto quale limite di giudizio per il tribunale.

 

Art. 169 bis

Trib. Pistoia 23 gennaio 2014, decr. - Pres. D’Amora - Est. Garufi - Santoni S.r.l. in conc. prev.

L’autorizzazione allo scioglimento dei contratti in corso di esecuzione nel concordato preventivo non determina di per sé l’effetto sostanziale del definitivo scioglimento dal contratto, ma solo quello procedimentale di consentire al proponente di presentare ai creditori una proposta e un piano che lo prevedano; ove il concordato non giunga alla sua fisiologica conclusione, per rinuncia alla domanda, revoca o mancata omologazione, non si verifica nessuna alterazione definitiva dello stato del contraente in bonis.

 

Art. 176

Trib. Bergamo 20 febbraio 2014, decr. - G.D. Giraldi - Bianchi Angelo S.r.l. in conc. prev.

I fideiussori del debitore in concordato preventivo, anche se non ancora escussi, possono essere ammessi al voto ai fini del calcolo delle maggioranze di cui all’art. 176 l.fall., atteso che il loro debito sorge contestualmente al negozio di fideiussione e, analogamente, il loro credito nei confronti del debitore principale sorge sin dal momento in cui è sorta la ragione di credito del terzo beneficiario della garanzia.

 

Art. 182 bis

Trib. Nocera Inferiore 27 marzo 2014, decr. - Pres. Marano - Est. Fucito

Negli accordi di ristrutturazione dei debiti, qualora nessun creditore abbia proposto opposizione ai sensi dell’art. 182 bis, quarto comma, l.fall., il tribunale può procedere all’omologazione senza dover previamente fissare udienza in camera di consiglio per l’audizione del ricorrente.

 

Art. 182 ter

Trib. Ascoli Piceno 14 marzo 2014, decr. - Pres. Marangoni - Est. Agostini

La previsione del primo comma dell’art. 182 ter l.fall. in ordine alla non falcidiabilità dell’imposta sul valore aggiunto è applicabile esclusivamente nel caso in cui l’imprenditore che propone un concordato preventivo intenda valersi dei vantaggi previsti dall’istituto della transazione fiscale; in mancanza di ciò, la falcidia del credito Iva, degradato al chirografo per incapienza degli importi destinati a soddisfare i creditori muniti di una legittima causa di prelazione, non è di ostacolo all’omologa del concordato.

 

Art. 186

Trib. Ravenna 21 marzo 2014 (data della decisione), decr. - Pres. Lacentra - Est. Farolfi - Fall. T.B. S.r.l. (avv. Tudisco) c. T.A. S.r.l. (avv. Tordo Caprioli)

Il termine annuale per la proposizione della domanda di risoluzione di un concordato preventivo liquidatorio è previsto a pena di decadenza, non ammette interruzione o sospensione, e decorre dalla conclusione delle operazioni di liquidazione solo se la proposta omologata non indichi un termine preciso per l’adempimento delle obbligazioni concordatarie.

 

Art. 186 bis

App. Venezia 27 marzo 2014 (data della decisione) - Pres. Rossi - Est. Di Francesco - Bassanina S.r.l. (avv. Rossetto, Perinello) c. Fall. Bassanina S.r.l. (avv. Manente)

La portata del sindacato del tribunale in sede di ammissione dell’imprenditore alla procedura di concordato in continuità aziendale è necessariamente più ampia rispetto alla ipotesi di valutazione della ammissibilità della proposta di concordato “senza continuità aziendale”, in quanto il giudice svolge in tal caso una più intensa funzione di presidio delle ragioni dei creditori valutando l’idoneità del piano a consentire un turnaround tale da compensare, mediante la creazione di valore conseguente alla prosecuzione dell’attività, gli effetti negativi per la massa dei creditori derivanti dagli atti e dai pagamenti autorizzati dal tribunale ai fini della prosecuzione dell’attività d’impresa.

 

Art. 186-bis

Trib. Cuneo Sez. fall., 31-10-2013 - Damilano Automobili S.r.l.

In tema di concordato preventivo con continuità aziendale, configurabile anche nell'ipotesi di affitto d'azienda autorizzato dal tribunale in pendenza di domanda con riserva, può essere autorizzato il pagamento di crediti anteriori per prestazioni di servizi nella verificata sussistenza dei requisiti di essenzialità della prestazione per la prosecuzione dell'attività d'impresa e di funzionalità al miglior soddisfacimento dei creditori, ai sensi dell'art. 182 quinquies, quarto comma, l.fall. attestati da professionista in possesso dei requisiti di cui all'art. 67, terzo comma, lett. d), l.fall.