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Metodo patrimoniale semplice

Metodo di valutazione di azienda. Metodo patrimoniale semplice. Per lo più utilizzato in sede di trasformazione e di liquidazione.
IL METODO PATRIMONIALE SEMPLICE
 
La base di partenza è costituita da una situazione contabile (sia essa un bilancio di esercizio o una situazione contabile infrannuale), della quale è in primo luogo necessario verificare la correttezza e veridicità, particolarmente sotto il profilo di corrispondenza tra bilancio e contabilità, e verificare quest' ultima sulla base dei principi contabili corretti e generalmente accettati.
Si può soprassedere all' esame in oggetto nel solo caso in cui il bilancio sia certificato da una società di revisione indipendente, e la certificazione risulti favorevole. Anche in tal caso è comunque necessario acquisire la relazione di certificazione ed è ugualmente opportuno vagliarne i contenuti e gli apprezzamenti.
Anche nel caso di stime interne (informali) l' esame può essere, se del caso, trascurato; è tuttavia consigliabile che l' esperto menzioni la circostanza nell' elaborato peritale.
Concluso l' esame formale della contabilità, si procede all' esame critico di merito, riferito ai valori attivi e passivi, volto alla loro riespressione in termini di valori correnti. Illustriamo di seguito i casi più frequenti e di maggior rilievo.
Analisi dei valori attivi e passivi Immobilizzazioni tecniche - Se si tratta di beni dotati di mercato (ad esempio terreni, uffici, automezzi, attrezzature ecc.), per i quali quindi esistono quotazioni attendibili, la stima si ricondurrà senz' altro al valore corrente di mercato.
Negli altri casi si ricorrerà al costo di riproduzione (di ricostruzione a nuovo) o di sostituzione, congruamente ridotto per tener conto del deperimento fisico e dell' obsolescenza funzionale o economica.
Si ricorrerà al costo di sostituzione quando, a seguito di radicali mutamenti tecnologici o organizzativi, la ricostruzione di un impianto identico appare del tutto irrealistica. Il costo di sostituzione fa riferimento appunto al costo da sostenere per realizzare un impianto con caratteristiche diverse ma in grado di fornire un' identica utilità.
Immobili civili - Nel caso si tratti di immobili destinati ad investimento (è il caso ad esempio delle compagnie di assicurazione), si ricorrerà al costo di ricostruzione, al valore di mercato o alla capitalizzazione del reddito ricavabile; spesso i metodi ricordati vengono mediati tra loro.
Se si tratta di immobili destinati alla vendita, si dovrà ricorrere, evidentemente, ai prezzi di mercato correnti.
Costi capitalizzati - I costi capitalizzati a utilizzo pluriennale, ove privi di un reale contenuto patrimoniale, vanno azzerati. Laddove ne sia ravvisabile l' opportunità, essi potranno essere recuperati alla valutazione quali beni immateriali, a patto che presentino un' effettiva utilità economica.
Rimanenze - Si utilizza generalmente il valore corrente di acquisto o produzione. Per i lavori in corso, specie se pluriennali, può essere aggiunta al costo una quota dell' utile in corso di formazione.
Per i materiali obsoleti ed eventualmente per quelli con bassi tassi di rotazione si rende opportuna una congrua svalutazione in funzione, per i primi, del probabile valore di realizzo.
Crediti - I crediti vanno stimati al valore di presumibile realizzo. Ai crediti considerati esigibili viene applicata una svalutazione forfettaria espressiva del rischio generico valutato in base all' esperienza aziendale e alla rischiosità del settore. Per i crediti di dubbia esigibilità la svalutazione dovrà ragguagliarsi alla specifica previsione di recupero.
A volte è opportuno classificare i crediti scaduti in classi di anzianità, parametro quest' ultimo che può essere indicativo del grado di recuperabilità dei crediti stessi.
I crediti con scadenza ultrannuale potranno essere attualizzati, al pari di ogni altro valore patrimoniale a manifestazione differita.
Crediti, debiti e ogni altro valore patrimoniale espresso in valuta vanno convertiti al cambio della data di riferimento della perizia.
Similmente, la valutazione di partecipazioni estere può essere effettuata in valuta, convertendone poi il valore in moneta di conto al tasso di cambio vigente alla data della stima.
Titoli e partecipazioni - I titoli a reddito fisso quotati vengono valutati sulla base dei prezzi dell' ultimo periodo (ad esempio dell' ultimo trimestre). Per quelli non quotati, se il rendimento non è in linea con i tassi correnti di mercato, si procederà a rivalutarli o svalutarli tenendo conto anche della differenza nel valore di rimborso.
La valutazione delle partecipazioni richiede anzitutto di distinguere tra società controllata e partecipazioni non di controllo.
Per le prime, la scelta preliminare consiste nell' optare tra valutazione autonoma delle singole partecipazioni come per qualsiasi altro cespite patrimoniale, per poi riunirle in capo alla controllante, e valutazione congiunta di controllante e controllata sulla base del bilancio consolidato.
Il ricorso a questo secondo metodo (frequente quando si devono stimare holdings e gruppi) sancisce implicitamente il gruppo come nozione unitaria (dal punto di vista economico ma non giuridico), riconducibile sul piano organizzativo ad un' unica azienda. Maggior approfondimento al problema della valutazione delle holding e dei gruppi verrà dato in seguito.
Nel caso di stime separate delle partecipazioni, per ciascuna di esse si procederà ad una valutazione analitica, riproducendosi, anche a questo livello gerarchicamente inferiore rispetto alla stima della controllante, gli stessi problemi propri della valutazione di un' azienda unitaria. In altri termini, si dovrà pervenire alla stima del capitale economico delle singole controllate, da sommare agli altri valori patrimoniali della controllante.
Per le partecipazioni non di controllo i problemi operativi sono ordinariamente maggiori, soprattutto per il fatto che raramente si possono conseguire informazioni sufficienti. Ove si tratti di partecipazioni quotate o comunque dotate di mercato, si adotterà il metodo diretto sopra descritto.
Negli altri casi (titoli non quotati) si dovrà procedere ad una stima con metodo patrimoniale, tenendo conto di tutte le informazioni disponibili, anche di tipo indiretto.
Sotto un secondo aspetto, le partecipazioni si possono suddividere in due gruppi: partecipazioni con cui esistono importanti connessioni operative; partecipazioni per cui simili connessioni non sono ravvisabili, e ciò indipendentemente dall' entità della partecipazione stessa.
Occorre cioè distinguere tra partecipazioni strategiche e non. In generale si può dire che quelle non strategiche vanno considerate alla stregua di beni liquidabili senza pregiudicare la funzionalità complessiva tipica dell' azienda.
Di conseguenza la loro stima andrà effettuata, ove possibile, al presumibile valore di cessione.
Beni separabili - Analogamente a quanto sopra esposto per le partecipazioni non essenziali, i beni separabili dal patrimonio aziendale senza conseguenze pregiudizievoli sulla gestione caratteristica si devono ritenere liquidabili in ogni momento in quanto non funzionalmente legati all' azienda; la loro valutazione va perciò collegata al valore di presumibile realizzo alla data della stima, tenuto conto dei prezzi di mercato, ove esistenti.
Fondi rischi e fondi spese future - Gli accantonamenti ai fondi rischi e spese future devono riflettere le passività attese per i rischi in corso e l' entità degli oneri già maturati relativamente a spese che avranno manifestazione numeraria futura.
In proposito può rendersi necessario un esame dei rischi espressi (e non espressi) nei conti d' ordine (garanzie a favore di terzi, coobligazioni e obbligazioni di regresso), frequentemente trascurate nei bilanci d'esercizio delle imprese.
Gli effetti fiscali potenziali associati a plusvalenze e minusvalenze - Alle plusvalenze e minusvalenze evidenziate dall'esperto sono associati, almeno potenzialmente, degli effetti fiscali in termini di crediti o debiti d' imposta.
Di questi, come delle perdite riportabili, si dovrà tener conto nella valutazione, laddove evidentemente ne ricorrano i presupposti. Ad esempio, dell' onere figurativo per le plusvalenze non si terrà conto in sede di conferimento d' azienda in quanto sono a carico del conferente e non del conferitario; in sede di fusione, se verranno assorbite dalla differenza di fusione; infine, se riguardanti beni strategici, ove si debba ritenere che non verranno mai realizzate in quanto è difficile ipotizzare la cessione di beni essenziali dell' azienda.

Fonte: Banca dati Ipsoa.