Imposta di registro

Imposta di registro
Risoluzione Min. Fin. Dir. Gen. Tasse e Imposte indirette sugli affari 06-08-1988, n. 300364  
Imposta di registro. Accertamento. Avviso di accertamento. Termini. Valutazione dell'azienda ceduta. Documentazione delle passività. Termine biennale. Applicabilità. Acquisizione nel predetto termine da parte dell'Ufficio di tutti gli elementi su cui fondare l'accertamento. Necessita.
 
Con istanza in data 17-6-1981, il Consorzio ... faceva presente di aver acquistato un' azienda per la lavorazione del latte e suoi derivati, con atto registrato il 23-3-1976, al n. ..., e di non aver impugnato, per mero disguido amministrativo, l' avviso di accertamento notificato dall' Ufficio del registro, avviso che, pertanto, era divenuto definitivo. Chiedeva, quindi, la riduzione del valore accertato, ai sensi della circolare ministeriale n. 4/320645 del 23-1-1976, asserendo che l' Ufficio, in sede di accertamento, non avrebbe tenuto conto, per errore, delle passività dichiarate in complessive L. 2.764.635.342. Produceva, poi, in data 9-12-1983 all' Ufficio la documentazione in fotocopia di tale passivo.
Con risoluzione ministeriale n. 280467 del 2-9-1986, l' istanza di parte veniva respinta, in quanto le passività erano state documentate oltre il termine decadenziale.
Con altra istanza del 6-12-1986, diretta a questo Ministero, il citato Consorzio ripropose la questione, eccependo in sintesi:
a) che, contrariamente a quanto si assume nella cennata risoluzione n. 280467, la normativa dell' imposta di registro non prevederebbe alcun termine di decadenza per la presentazione della documentazione delle passività e che, pertanto, dovrebbe all' uopo farsi riferimento al termine di prescrizione decennale di cui al codice civile;
b) che l' imposta complementare dovrebbe essere richiesta esclusivamente alla parte venditrice, alla quale incombeva l' onere della dimostrazione del passivo aziendale;
c) che, nella specie, dovrebbe trovare applicazione il principio dell' autotutela.
Riesaminata la questione, osserva lo Scrivente che l' art. 48, terzo comma, del DPR 26-10-1972, n. 634, dispone che il valore venale delle aziende "si intende costituito dal valore complessivo dei beni che lo compongono, compreso l' avviamento, al netto delle passività, risultanti dai libri contabili obbligatori o da atti che abbiano data certa a norma del codice civile". Il successivo art. 49, poi, conferisce all' Ufficio il potere di rettificare il valore dichiarato dalle parti, mediante notifica di apposito avviso da effettuarsi entro il termine di decadenza di due anni.
Ora, l' accertamento che l' Ufficio deve operare, entro tale termine perentorio, riguarda con tutta evidenza il valore complessivo dell' azienda, ossia il valore differenziale netto, dato dall' attivo meno il passivo. E' chiaro, quindi, che nel momento in cui viene eseguito l' accertamento (non oltre i due anni dalla registrazione) l' Ufficio deve disporre di tutti gli elementi a tal fine occorrenti. L' accertamento stesso, pertanto, non può essere scisso in due parti, come vorrebbe il Consorzio istante, cioè l' attivo, da accertare entro due anni, e il passivo entro dieci anni.
Si ritiene, quindi, di dover confermare, sotto tale profilo, quanto affermato nella risoluzione n. 280467 del 2-9-1986.
In merito alla seconda eccezione, si chiarisce che l' obbligo relativo al pagamento dell' imposta complementare di registro incombe solidalmente su entrambi i contraenti, ai sensi dell' art. 55 del citato D.P.R. n. 634/1972.
Non si ritiene, infine, che nel caso di specie possa soccorrere il principio dell' autotutela, non essendo ravvisabile alcun errore dell' Ufficio.