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Il know-how è parte integrante dell'avviamento

Il know-how è parte integrante dell'avviamento - Valutazione Azienda in 24 ore
La ctp di Milano accoglie ricorso c/ avviso di liquidazione che rettificava il valore di avviamento ai sensi del dpr 460/96 riconoscendo che il know-how rapresenta una componente del valore dell'avviamento commerciale.

Sentenza Commissione tributaria provinciale LOMBARDIA Milano, sez. III, 29-10-2010, n. 429 - Pres. Maiga Marco Maria - Rel. Chiametti Guido

Valutazione dell'avviamento

Cessione d'azienda - "Know-how". Nozione. Parte integrante dell'avviamento. Valutazione.

Ricorso avverso avviso di rettifica e liquidazione n. (...), di importo complessivo pari a Euro 3.714,13, emesso dall'Agenzia delle Entrate - Ufficio di Milano 4, relativo all'imposta di registro.

Con ricorso depositato tempestivamente, la società ricorrente (S.r.l., in qualità di venditrice), contestava l'avviso di liquidazione impugnato.

Tale atto impositivo, notificato il 7 maggio 2009, veniva emesso a seguito della rettifica del valore di avviamento dichiarato nell'atto di vendita del ramo d'azienda.

La società ricorrente, infatti, cedeva la propria attività di rivestimenti resiniferi per il valore dichiarato di Euro 150.000, di cui Euro 12.000 per avviamento, Euro 6.000 per attrezzature, Euro 12.000 per altri beni ed Euro 120.000 per know how.

L'ufficio provvedeva a rettificare il valore dell'avviamento da Euro 12.000 ad Euro 130.894,77 sulla base della media del reddito degli ultimi tre esercizi, moltiplicato per tre volte.

La ricorrente non condivideva l'operato dell'ufficio.

Eccepiva la carenza di motivazione dell'atto impositivo e la mancata indicazione degli elementi probatori riguardanti la rettifica del valore dell'avviamento.

La società riteneva la motivazione dell'accertamento limitata e succinta, oltre che opinabile.

Sottolineava il fatto che il calcolo compiuto dall'ufficio era l'applicazione astratta di un criterio soggettivo, che veniva utilizzato per ottenere un valore dell'azienda più alto di quello pattuito fra le parti.

Contestava, inoltre, il fatto che tale metodologia non era motivata né spiegata, ma soltanto applicata in modo astratto.

Nel merito, la ricorrente spiegava che il valore dell'avviamento era stato scelto appositamente basso in quanto non vi era un vero e proprio pacchetto clienti da cedere poiché l'attività ceduta svolgeva attività di lavorazione conto terzi.

Al contrario, nella cessione era stata privilegiata la parte del know how, valutata Euro 120.000 perché, a detta della società, rappresentava la parte effettivamente con maggior valore.

Ancora, la ricorrente spiegava che il ramo d'azienda ceduto non era in possesso di licenze e autorizzazioni, come ad esempio un esercizio commerciale, e pertanto era illogico, a suo dire, sostenere che l'azienda avesse un avviamento inteso come capacità di produrre reddito.

Infine, la ricorrente contestava l'illegittimità dell'atto di irrogazione delle sanzioni, per assenza dell'elemento soggettivo.

Chiedeva l'annullamento integrale dell'atto impugnato; in via subordinata, chiedeva la rideterminazione del valore dell'avviamento.

L'ufficio si costituiva in giudizio con controdeduzioni depositate il 13 gennaio 2010, nelle quali chiedeva il rigetto del ricorso.

Sosteneva corretto il proprio operato, così come previsto dall'art. 51 del D.P.R. 131/86, e legittima la metodologia di calcolo effettuata per rettificare il valore dell'avviamento.

"immobilizzazioni immateriali", di cui l'art. 2426 c.c. stabilisce i criteri di valutazione dello stesso, mentre l'andamento del mercato, in linea generale, ne determina il suo valore.

A giudizio del Collegio giudicante la voce di "know how" è parte integrante di quella di "avviamento" vero e proprio e quindi, nel caso di specie la voce avviamento, evidenziata nell'atto per un totale di Euro 12.000,00 deve essere sommata a quella della voce "know how" di complessivi Euro 120.000,00. Facendo così la somma, il complessivo valore è pari a Euro 132.000,00, somma alquanto vicina a Euro 138.894,77, accertata dall'ufficio.

In tal modo la voce avviamento è stata spezzata in due tronconi, e la parte predominante è stata quella del know how che ha assorbito maggior valore economico, lasciando all'istituto dell'avviamento il valore e l'importo meno significativo.

Alla stregua di quanto sopra l'operato dell'ufficio decade "in toto".

Le spese di lite vengono quantificate in Euro 500,00 e poste a carico dell'ufficio.

Il Collegio giudicante:

P.Q.M.

Accoglie il ricorso e condanna l'ufficio al pagamento a favore della ricorrente delle spese di giudizio che liquida in Euro 500,00.