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Giurisprudenza concordato

Massime giurisprudenziali

Rassegna delle massime della giurisprudenza di legittimità e di merito in tema di concordato preventivo

 

FONTI: rivista il Fallimento

 

Massime giurisprudenza concordato preventivo 

 

 

 

Art. 111

Cass. Civ., sez. I, 17 aprile 2014, n. 8958 - Pres. Salmè G. - Est. M. - P.M. Pratis - R.M. (Avv. R.M.) c. Fallimento della Alberghi del Sole s.r.l.

Vedi Cass. 8 aprile 2013, n. 8533; Cass. 7 marzo 2013, n. 5705

 

Il credito del professionista per prestazioni rese in giudizi già pendenti al momento della domanda di ammissione al concordato preventivo in virtù di incarichi precedentemente conferiti e riguardante crediti poi fatti valere nei confronti della società fallita va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, ove ne emerga, nell’ambito dell’accertamento previsto dall’art. 111 bis l. fall., l’adeguatezza funzionale agli interessi della massa. Invero, l’art. 111, secondo comma, l. fall. allo scopo di incentivare il ricorso alle procedure concorsuali alternative al fallimento, attribuisce il carattere della prededucibilità a tutti i crediti per i quali sussiste il necessario collegamento occasionale o funzionale con la procedura concorsuale, da intendersi non soltanto con riferimento al nesso tra l’insorgere del credito e gli scopi della procedura, ma anche con riguardo alla circostanza che il pagamento del credito, ancorché avente natura concorsuale, risponda agli scopi della procedura stessa, per i vantaggi che reca in termini di accrescimento dell’attivo o di salvaguardia della sua integrità, indipendentemente dalla presenza o meno di una preventiva autorizzazione degli organi della procedura.

 

 

Art. 162

Cass. Civ., sez. I, 22 maggio 2014, n. 11423 - Pres. Rordorf - Est. De Chiara - P.M. Apice - Marvecspharma Services

S.r.l. in liquidazione c. Fallimento Marvecspharma Services S.R.L. in liquidazione

Vedi Cass. 23 gennaio 2013, n. 1521

 

In tema di concordato preventivo, la fattibilità del piano è un presupposto di ammissibilità della proposta sul quale, pertanto, il giudice deve pronunciarsi esercitando un sindacato che consiste nella verifica diretta del presupposto stesso, non restando questo escluso dall’attestazione del professionista. Tuttavia, mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il

controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo, può essere svolto solo nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obbiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole, fermo, ovviamente, il controllo della completezza e correttezza dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato e i documenti allegati, ai fini della consapevole espressione del loro voto (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva espresso dubbi in ordine alla possibilità della società  affittuaria dell’azienda della debitrice di produrre risultati imprenditoriali sufficienti ad assicurare il pagamento dei canoni d’affitto occorrenti al soddisfacimento del fabbisogno concordatario).

 

 

Art. 182

Cass. Civ., sez. I, 17 aprile 2014, n. 8966 - Pres. Ceccherini - Est. Di Amato - P.M. Pratis - D.P.A. (Avv. Rascio, Esposito, Rascio) c. Intesa Sanpaolo S.P.A. (Avv. Sorrentino)

 

Nel concordato preventivo, la differenza tra cessione “pro solvendo” e cessione “pro soluto” non riguarda il criterio di attribuzione dell’esubero rispetto ad una percentuale di pagamento dei crediti chirografari, oggetto di una eventuale e distinta altra clausola, ma la previsione o meno dell’immediata e totale liberazione del debitore, che caratterizza il concordato con cessione “pro soluto” dei beni ai creditori e non il concordato con cessione “pro solvendo”. Ne consegue che, in assenza dell’espressa previsione della liberazione del debitore dopo il pagamento della percentuale garantita, la

clausola “pro solvendo” è compatibile con la previsione che i creditori siano soddisfatti almeno nella percentuale concordataria e, pertanto, non esclude che la liquidazione dei beni ceduti possa comportare una percentuale di soddisfacimento più elevata. (Nella specie, la S.C. ha confermato il decreto del tribunale che, pronunciatosi in sede di reclamo, ha disposto la prosecuzione della liquidazione anche dopo il raggiungimento di un attivo idoneo a soddisfare la percentuale concordataria di almeno il quaranta per cento dei crediti chirografari).

 

 

Art. 177

Tribunale di Avellino, 30 maggio 2014, decr. - Pres. Marena - Est. Grasso Concordato preventivo - Deliberazione - Votazione - Fideiussore - Presupposto - Pagamento del creditore

 

Nel concordato preventivo del debitore principale, il fideiussore, che non abbia ancora pagato il creditore, non può essere ammesso al voto poiché il suo credito nasce soltanto con l’adempimento.

 

Questo Collegio non ritiene che i fideiussori possano essere ammessi al voto nell’adunanza dei creditori, per i seguenti motivi: com’è noto, l’art. 169 l.f. rinvia, tra l’altro, alla disposizione dell’art. 55 l.f., il cui III comma fa riferimento ai crediti condizionati, tra i quali, secondo un orientamento interpretativo, rientrerebbero quelli dei fideiussori che non hanno ancora pagato all’atto della dichiarazione di fallimento. L’interpretazione, indubbiamente estensiva del concetto di credito condizionale, non appare, tuttavia, corrispondente alla posizione del fideiussore, il cui diritto di credito, in via di regresso,

non sorge se non a seguito dell’effettuato pagamento.

Significativa, in tal senso, Cass., Sez. I, n. 613/13, secondo cui “L’insinuazione al passivo del credito del coobbligato può aver luogo solo se e nella misura in cui sia già avvenuto il pagamento, che configura il fatto costitutivo del diritto al regresso o della modifica in sede di surrogazione, o della sua assunzione, nel rapporto principale, della veste di unico creditore, in quanto l’ammissione al passivo dei crediti con riserva esige una situazione soggettiva non dispiegabile con pienezza soltanto per difetto degli elementi accidentali esterni, diversi dal pagamento futuro al creditore comune”.

Nella medesima direzione Cass., Sez. I. n. 11144/12… Omissis… Alla luce di quanto sopra riportato va considerato, pertanto, che il credito del fideiussore nasce con il pagamento, né, prima dello stesso, può essere considerato alla stregua di un credito sottoposto a condizione; l’ammissione di detto credito nella procedura fallimentare è collegato alla struttura di essa procedura, prevedendosi la possibilità della surrogazione, ex art. 115 l.f., senza intaccare il principio di cristallizzazione della massa passiva, non aggiungendosi, il nuovo credito, ma sostituendosi a quello estinto.

Va, pertanto, escluso, che i fideiussori possano prendere parte all’adunanza ex art. 174 l.f. con diritto di voto, in quanto, alla luce di quanto sopra detto, non essendo gli stessi creditori, si creerebbero alterazioni non solo nella determinazione dell’esposizione debitoria, attraverso la duplicazione dei relativi crediti, ma anche nelle percentuali necessarie per l’approvazione del piano concordatario, peraltro rigorosamente disciplinate dal legislatore. È evidente che la disposizione dell’ultimo comma dell’art. 174 l.f. va intesa nel senso di ritenere legittimati a partecipare all’adunanza i soggetti ivi indicati in quanto portatori di un interesse qualificato all’approvazione della proposta (che per i fideiussori si evince anche dalla disposizione dell’art. 184 l.f.), cosi come l’art. 180 l.f. consente a “qualsiasi interessato” di costituirsi nel giudizio di omologazione; diversamente opinando, la disposizione sopra citata sarebbe superflua, posto che, per quanto sopra detto, sarebbe sufficiente, al fine di ritenere legittimati al voto anche i fideiussori, il richiamo alle norme della procedura fallimentare di cui all’art. 169 l.f.

 

 

Art. 180

Cassazione Civile, Sez. I, 4 luglio 2014, n. 15345 - Pres. Ceccherini - Est. Di Amato - P.M. Apice (diff.) - Gallone S.n.c. di B.A. e G.T. c. Banca Popolare di Bari S.c.ar.l.

 

Concordato preventivo - Omologazione - Poteri del tribunale - Giudizio di convenienza - Ammissibilità – Limiti (legge fallimentare art. 180; legge 14 maggio 2005, n. 80; decreto legge 14 marzo 2005, n. 35)

 

L’art. 180, comma 5, l.fall., nella formulazione dettata dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, estende il sindacato del giudice alla convenienza della proposta, indipendentemente dalla proposizione di opposizioni, soltanto nel caso di concordato con classi e di dissenso di una o più classi.

Concordato preventivo - Omologazione - Poteri del tribunale - Indagine sull’esito della procedura – Esclusione (legge fallimentare artt. 180, 186)

 

Dopo l’approvazione della proposta da parte dei creditori non è consentito al tribunale, e neppure alla corte di appello in sede di reclamo, verificare la probabilità di successo del concordato e non omologarlo quando appaia prevedibile un inadempimento del debitore che legittimerebbe i creditori a chiedere la risoluzione del concordato. Una tale decisione, infatti, non potrebbe giustificarsi con la probabilità di inadempimento, posto che la relativa valutazione ai fini dell’omologazione è riservata ai creditori, ai quali soltanto, inoltre, e con esclusione dello stesso pubblico ministero, è riservata dopo l’omologazione la legittimazione a chiedere la risoluzione (L. Fall., art. 186). Il contrario non può sostenersi neppure ove la verifica del giudice facesse emergere l’inidoneità della proposta a soddisfare i diversi crediti

nella misura e nei tempi promessi. Invero, alla luce del ricordato orientamento di questa Corte (Cass. s.u. n. 1521/2013 cit.), l’inidoneità della proposta può giustificare la non omologazione, malgrado l’approvazione dei creditori, soltanto se estesa alla possibilità di un qualunque soddisfacimento dei creditori e soltanto “se emergente prima facie” e non dopo una verifica della prognosi favorevole normalmente sottintesa dall’approvazione del concordato da parte dei creditori. Questi ultimi, del resto, ben potrebbero avere accettato non solo il rischio ma anche l’eventualità di essere soddisfatti in

una misura ed in tempi diversi da quelli preventivati nella approvata proposta di concordato.

 

 

Concordato preventivo - Deliberazione - Votazione - Documentazione dei crediti ammessi (legge fallimentare artt. 161, 171, 172, 176, 180)

 

L’informazione dei creditori sulla entità e natura del passivo è affidata alla documentazione allegata alla proposta di concordato nonché alla relazione del commissario giudiziale sulla scorta della verifica dei crediti ed è completata, senza necessità di ulteriore comunicazione, dai risultati dell’ammissione provvisoria dei crediti ai fini del voto. Ne consegue che la provvisoria attribuzione ad alcuni crediti della collocazione privilegiata, in luogo di quella chirografaria esposta dal debitore nella proposta, non consente al tribunale di negare l’omologazione assumendo che la proposta di concordato sarebbe stata approvata dai creditori in difetto di una completa informazione.

 

La stessa legge, infatti, prevede che tutti i creditori siano convocati e che in sede di adunanza “il giudice delegato può ammettere provvisoriamente in tutto o in parte i crediti contestati ai soli fini del voto e del calcolo delle maggioranze”. Ne consegue che si tratta di una attività rispetto alla quale è assicurato il pieno contraddittorio dei creditori, i quali in quella sede possono avere conoscenza dei relativi risultati e non necessitano di ulteriore informazione. Le informazioni recate dall’“elenco nominativo dei creditori, con l’indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione” (L. Fall., art. 161,

comma 2, lett. b), dalla verifica dei crediti operata dal commissario giudiziale (L. Fall., art. 171, comma 1) e dalla relazione dello stesso commissario (L. Fall., art. 172, comma 1) rappresentano perciò la base informativa, eventualmente integrata dai risultati della “ammissione provvisoria dei crediti contestati”, che consente ai creditori di esprimere consapevolmente il loro voto. Si deve, pertanto, escludere che la provvisoria attribuzione ad alcuni crediti della collocazione privilegiata, in luogo di quella chirografaria esposta dal debitore nella sua proposta, consenta al tribunale di negare l’omologazione assumendo che la proposta del debitore sarebbe stata approvata dai creditori in difetto di una completa informazione. In questo caso, infatti, non può predicarsi alcuna insufficienza delle informazioni sulla cui base i creditori hanno espresso il loro voto ed approvato il concordato.

 

Art. 160

Cass. Civ., sez. I, 23 maggio 2014, n. 11497 - Pres. Rordorf - Est. De Chiara - P.M. Apice - Cooptur Società Cooperativa Turistica Costa del Sole A R.L. (Avv. Morelli) c. CNS - Consorzio Nazionale Servizi Società Cooperativa (Avv. Macchiarola)

 

Vedi Cass. 23 gennaio 2013, n. 1521

 

In tema di concordato preventivo, la fattibilità del piano è un presupposto di ammissibilità della proposta sul quale, pertanto, il giudice deve pronunciarsi esercitando un sindacato che consiste nella verifica diretta del presupposto stesso, non restando questo escluso dall’attestazione del professionista. Tuttavia, mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il

controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo, può essere svolto solo nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obbiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole, fermo, ovviamente, il controllo della completezza e correttezza dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato e i documenti allegati, ai fini della consapevole espressione del loro voto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto sia l’incapacità della proponente di formalizzare l’acquisto, promessole da terzi, degli immobili su cui si basava il piano concordatario e dei quali assumeva di aver già pagato il prezzo, sia la verosimile mancata formalizzazione delle garanzie promesse da terzi, sia l’inattendibilità della valutazione dei menzionati immobili, collocati in zona agricola).

 

 

 

Art. 177

Cass. Civ., sez. I, 9 maggio 2014, n. 10112 - Pres. Salmè - Est. Didone - P.M. Sorrentino - I.M. (Avv. Boria) c. Procura  ella Repubblica Presso il Tribunale di Roma

In materia di concordato preventivo, la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, sicché l’adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura (e della liquidazione, in caso di concordato cosiddetto “liquidativo”) equivale a soddisfazione non integrale degli stessi in ragione della perdita economica conseguente al ritardo, rispetto ai tempi “normali”, con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme ad essi spettanti. La determinazione in concreto di tale perdita, rilevante ai fini del computo del voto ex art. 177, comma 3, l.fall., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata ex art. 160, comma 2, l.fall., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati in ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché della disciplina degli interessi di cui agli artt. 54 e 55 l.fall. (richiamata dall’art. 169 l.fall.).