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Art. 182-bis l.f. - Accordi di ristrutturazione dei debiti

Art. 182-bis l.f. - Accordi di ristrutturazione dei debiti - Valutazione Azienda in 24 ore

Articolo 182-bis della legge fallimentare corredato di massime della giurisprudenza di legittimità e di merito 

Art. 182-bis (Accordi di ristrutturazione dei debiti) [1]

In vigore dal 12 agosto 2012

L'imprenditore in stato di crisi può domandare, depositando la documentazione di cui all'articolo 161, l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad una relazione redatta da un professionista, designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d) sulla veridicità dei dati aziendali e sull'attuabilità dell'accordo stesso con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l'integrale pagamento dei creditori estranei nel rispetto dei seguenti termini:

a)  entro centoventi giorni dall'omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data;

b)  entro centoventi giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell'omologazione. [3]

L’accordo è pubblicato nel registro delle imprese e acquista efficacia dal giorno della sua pubblicazione.

Dalla data della pubblicazione e per sessanta giorni i creditori per titolo e causa anteriore a tale data non possono iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore, né acquisire titoli di prelazione se non concordati. Si applica l’articolo 168 secondo comma. [4]

Entro trenta giorni dalla pubblicazione i creditori e ogni altro interessato possono proporre opposizione. Il tribunale, decise le opposizioni, procede all’omologazione in camera di consiglio con decreto motivato.

Il decreto del tribunale è reclamabile alla corte di appello ai sensi dell’art. 183, in quanto applicabile, entro quindici giorni dalla sua pubblicazione nel registro delle imprese.

Il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive di cui al terzo comma può essere richiesto dall'imprenditore anche nel corso delle trattative e prima della formalizzazione dell'accordo di cui al presente articolo, depositando presso il tribunale competente ai sensi dell’ articolo 9 la documentazione di cui all'articolo 161, primo e secondo comma, lettere a), b), c) e d) e una proposta di accordo corredata da una dichiarazione dell'imprenditore, avente valore di autocertificazione, attestante che sulla proposta sono in corso trattative con i creditori che rappresentano almeno il sessanta per cento dei crediti e da una dichiarazione del professionista avente i requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d), circa la idoneità della proposta, se accettata, ad assicurare l'integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare. L'istanza di sospensione di cui al presente comma è pubblicata nel registro delle imprese e produce l’effetto del divieto di inizio o prosecuzione delle azioni esecutive e cautelari, nonché del divieto di acquisire titoli di prelazione, se non concordati, dalla pubblicazione. [5]

II tribunale, verificata la completezza della documentazione depositata, fissa con decreto l'udienza entro il termine di trenta giorni dal deposito dell'istanza di cui al sesto comma, disponendo la comunicazione ai creditori della documentazione stessa. Nel corso dell'udienza, riscontrata la sussistenza dei presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze di cui al primo comma e delle condizioni per l'integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare, dispone con decreto motivato il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive e di acquisire titoli di prelazione se non concordati assegnando il termine di non oltre sessanta giorni per il deposito dell'accordo di ristrutturazione e della relazione redatta dal professionista a norma del primo comma. Il decreto del precedente periodo è reclamabile a norma del quinto comma in quanto applicabile. [6]

A seguito del deposito di un accordo di ristrutturazione dei debiti nei termini assegnati dal tribunale trovano applicazione le disposizioni di cui al secondo, terzo, quarto e quinto comma. Se nel medesimo termine è depositata una domanda di concordato preventivo, si conservano gli effetti di cui ai commi sesto e settimo. [2]

 

Note:

[1] Articolo inserito dall'art. 2, comma 1, lett. l), D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 maggio 2005, n. 80 e, successivamente, così sostituito dall'art. 16, comma 4, D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, a decorrere dal 1° gennaio 2008.

[2] Comma aggiunto dall'art. 48, comma 2, D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla L. 30 luglio 2010, n. 122 e, successivamente, così sostituito dall'art. 33, comma 1, lett. e), n. 5), D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134; per l'applicazione di tale ultima disposizione, vedi l'art. 33, comma 3 del medesimo D.L. 83/2012.

[3] Comma così sostituito dall'art. 33, comma 1, lett. e), n. 1), D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134; per l'applicazione di tale disposizione, vedi l'art. 33, comma 3 del medesimo D.L. 83/2012.

[4] Comma così modificato dall'art. 33, comma 1, lett. e), n. 2), D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134; per l'applicazione di tale disposizione, vedi l'art. 33, comma 3 del medesimo D.L. 83/2012.

[5] Comma aggiunto dall'art. 48, comma 2, D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla L. 30 luglio 2010, n. 122 e, successivamente, così modificato dall'art. 33, comma 1, lett. e), n. 3), D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134; per l'applicazione di tale ultima disposizione, vedi l'art. 33, comma 3 del medesimo D.L. 83/2012.

[6] Comma aggiunto dall'art. 48, comma 2, D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla L. 30 luglio 2010, n. 122 e, successivamente, così modificato dall'art. 33, comma 1, lett. e), n. 4), D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134; per l'applicazione di tale ultima disposizione, vedi l'art. 33, comma 3 del medesimo D.L. 83/2012.

 

 

MASSIME DELLA GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITÀ E DI MERITO (ART. 182-BIS L.F.)

 Ordinate per data (dalla più recente)

 

Tribunale di Reggio Emilia 14 febbraio 2018 - Pres. Parisoli - Rel. Notari - Ocam s.r.l. (avv. N. Cantarelli) c. Coopsette soc. coop. in liquidazione coatta amministrativa (avv. S. Bonfatti - avv. F. Confetti) Accordi di ristrutturazione dei debiti - Natura giuridica - Procedimenti concorsuali - Esclusione - Effetti - Consecuzione con la successiva procedura di liquidazione amministrativa - Esclusione (Legge fallimentare artt. 69, 182 bis, 194, 202, 203)

L’accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182 bis l.fall. non può considerarsi una procedura concorsuale in senso proprio e non può, pertanto, configurarsi alcuna consecuzione tra lo stesso accordo di ristrutturazione non andato a buon fine e la successiva procedura di liquidazione coatta amministrativa avviata nei confronti del debitore. Accordi di ristrutturazione dei debiti - Natura giuridica - Procedimenti concorsuali - Esclusione - Effetti - Crediti sorti in funzione dell’accordo - Prededucibilità nella successiva procedura di liquidazione coatta amministrativa – Esclusione.

(Legge fallimentare artt. 111, 182 bis) Poiché l’accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182 bis l.fall. non può considerarsi una procedura concorsuale in senso proprio e non può configurarsi alcuna consecuzione tra lo stesso accordo di ristrutturazione non andato a buon fine e la successiva procedura di liquidazione coatta amministrativa avviata nei confronti del debitore, i crediti sorti in funzione dell’accordo non possono essere collocati in prededuzione nell’ambito di quest’ultima procedura. Un creditore ha proposto opposizione allo stato passivo formato dal commissario liquidatore di una procedura di liquidazione coatta amministrativa, lamentando il mancato riconoscimento della prededuzione invocata per i propri crediti derivanti da prestazioni rese a favore del debitore, tra l’altro, in esecuzione di precedenti accordi di ristrutturazione non andati a buon fine. Resistendo all’opposizione, il commissario liquidatore ha negato la sussistenza di una consecuzione tra le procedure che nel tempo si erano susseguite, invocata dall’opponente a sostegno della chiesta prededuzione, tenuto conto anche del carattere non concorsuale degli accordi di ristrutturazione del debito stipulati dal debitore nel periodo precedente all’apertura della procedura di liquidazione coatta amministrativa. Il Tribunale di Reggio Emilia ha respinto l’opposizione, statuendo che gli accordi di ristrutturazione ex art. 182 bis l.fall. non possono annoverarsi tra le procedure concorsuali in senso proprio e non può configurarsi, pertanto, alcuna consecuzione tra gli stessi accordi non andati a buon fine e la successiva procedura di liquidazione coatta amministrativa avviata nei confronti del debitore, con la conseguenza che i crediti sorti in funzione degli stessi accordi non possono essere collocati in prededuzione nell’ambito di quest’ultima procedura. La decisione del Tribunale di Reggio Emilia si fonda sul rilievo che, diversamente dal fallimento, dal concordato preventivo e dall’amministrazione straordinaria, gli accordi di ristrutturazione non prevedono un provvedimento giudiziale di apertura caratterizzato da un vaglio di ammissibilità ad opera del Tribunale e dalla nomina necessaria di un organo di vigilanza o di controllo per le fasi iniziali ed esecutive; non producono effetti universali sul patrimonio del debitore (che dunque potrebbe non essere coinvolto per intero) o verso i creditori, liberi di aderire o meno alla proposta senza subire le decisione delle maggioranze qualificate previste dalla legge; non impongono il rispetto del principio della par condicio creditorum o delle cause legittime di prelazione; non contemplano una disciplina peculiare in materia di interessi. A ciò si aggiunga che, almeno agli effetti della revocatoria, l’art. 69 bis l.fall. ha codificato il principio di consecuzione nei rapporti tra concordato preventivo e fallimento senza menzionare gli accordi di ristrutturazione del debito. La natura privatistica e non concorsuale degli accordi, secondo il Tribunale emiliano, esclude - quindi - la possibilità di configurare una consecuzione tra procedure e di collocare in prededuzione i crediti sorti in funzione di accordi non andati a buon fine. Il provvedimento in rassegna asseconda l’orientamento prevalente dei giudici di merito (ex multis v. App. Napoli 1° dicembre 2014, in www.unijuris.it; Trib. Forlì 5 maggio 2016, in www.ilcaso.it; Trib. Verona 16 febbraio 2015, in www.ilcaso.it; Trib. Bologna 17 novembre 2011, in Dir. fall., 2012, 1, 2, 64; Trib. Milano 2 marzo 2013, in Giur. it., 2013, 2275) nonché della dottrina che predica anch’essa la estraneità degli accordi di ristrutturazione alla categoria delle procedure concorsuali (v. M. Fabiani, La nomenclatura delle procedure concorsuali e le operazioni di ristrutturazione, in questa Rivista, 2018, 296-297; G. Lo Cascio, La nuova legge delega sulle procedure concorsuali tra diritto ed economia, in questa Rivista, 2017, 1257; S. Ambrosini, Gli accordi di ristrutturazione dei debiti dopo la riforma del 2012, in questa Rivista, 2012, 1138; B. Inzitari, Gli accordi di ristrutturazione ex art. 182 bis l.fall.: natura profili funzionali e limiti dell’opposizione degli estranei e dei terzi, in Dir. fall., 2012, I, 14). La decisione del Giudice emiliano si pone, invece, in consapevole e dichiarato dissenso rispetto alla recente posizione assunta dalla Corte di cassazione. Secondo il Supremo Collegio l’accordo di ristrutturazione appartiene agli istituti del diritto concorsuale ed è istituto affine al concordato preventivo nell’ambito delle procedure alternative al fallimento volte alla composizione della crisi d’impresa (v. Cass. 18 gennaio 2018, n. 1182, in questa Rivista, 2018, 285) tanto da rientrare “tra le procedure concorsuali” (v. Cass. 12 aprile 2018, n. 9087, in www.pluris-cedam.utetgiuridica.it). E, nel più recente arresto, si è chiarito che “un simile approdo è imposto non solo dallo stesso legislatore nazionale che, nell’estendere all’imprenditore agricolo l’applicabilità degli istituti degli accordi di ristrutturazione dei debiti e della transazione fiscale, ha espressamente qualificato il primo istituto come una “procedura” volta al superamento dello stato di crisi, ma anche dall’evoluzione del diritto europeo, che per l’Italia ha inserito, all’art. 1 del Regolamento 2015/848 e nell’allegato A, a cui lo stesso fa rinvio, l’accordo di ristrutturazione dei debiti nell’ambito delle “procedure concorsuali pubbliche” (v. Cass. 24 maggio 2018, n. 12965, in www.pluris-cedam.utetgiuridica.it). Anche una parte minoritaria della dottrina configura gli accordi di ristrutturazione dei debiti come procedure concorsuali (v. P. Pajardi - A. Paluchowski, Manuale di diritto fallimentare, Milano, 2008, 908; E. Frascaroli Santi, Gli accordi di ristrutturazione dei debiti, Padova, 2009, 82).

 

Cassazione Civile, Sez. I, 5 febbraio 2018, n. 2739 - Pres. A. Scaldaferri - Est. F. Terrusi - TGP S.r.l. c. Fall. GL Investimenti S.r.l. Accordi di ristrutturazione - Adesione dei creditori - Presunzione di conoscenza del piano - Esclusione (Legge fallimentare art. 182-bis)

Ai sensi dell’art. 182 bis l.fall., l’adesione del creditore ad una proposta di ristrutturazione del debito precede generalmente la predisposizione del piano di risanamento richiesto all’atto del deposito della domanda di omologazione, ma non comporta necessariamente che il creditore sia al corrente dei dettagli del piano in termini di consistenza e modalità liquidatoria dell’attivo (massima non ufficiale). Il principio espresso nella massima è inedito e non si rinvengono precedenti in senso contrario.

 

Corte d’Appello di Bari 9 ottobre 2017, n. 1527 - Pres. Costanzo - Rel. Gaeta Accordi di ristrutturazione dei debiti - Omologazione - Giudizio - Sindacato del Tribunale (Legge fallimentare art. 182 bis)

[GIUDIZIO DI OMOLOGAZIONE E CONTROLLO DEL TRIBUNALE]

In sede di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, al giudice compete la verifica dell’attuabilità dell’accordo, con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori non aderenti. Pertanto va negata l’omologazione, allorquando risulti che il valore di realizzo del bene e il presunto ricavato indicato dal debitore sia irrealistico e ciò a prescindere da eventuali intenti fraudolenti o meno della stessa proponente e dalla fattibilità giuridica o economica dell’accordo. Il Tribunale di Foggia respingeva la domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti poiché accertava l’omessa indicazione da parte della proponente di cospicue passività estranee all’accordo stesso e perché riteneva irrealizzabile, nella misura (sovra)stimata dal proponente, il valore del bene da cui doveva trarsi la provvista per pagare tutti i creditori non aderenti all’accordo. Coevamente, il tribunale dichiarava il fallimento del proponente. Investita della relativa impugnazione, la Corte di Appello di Bari confermava la decisione del Tribunale. Il Giudice del gravame, escluso che il tribunale avesse (come sostenuto dal reclamante) condotto un indebito accertamento circa la fattibilità giuridica o economica dell’accordo, cui peraltro - a giudizio della stessa Corte - il giudice non era tenuto, ed escluso, altresì, che lo stesso tribunale avesse valorizzato la fraudolenza di determinati comportamenti del proponente (quali la sopravvalutazione di attivo e l’omessa indicazione di passività), con la precisazione che - anche a questa valutazione - il tribunale non era tenuto in sede di omologazione, osservava che il giudice dell’accordo di ristrutturazione deve procedere (come correttamente aveva fatto il tribunale) a verificare la sussistenza o meno dell’elemento oggettivo della idoneità dell’accordo ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori ad esso non aderenti, negando l’omologazione allorquando tale idoneità fosse esclusa. Poiché, nella specie, erano state accertate e, sotto certi profili, anche riconosciute dal proponente tanto la sovrastima del bene destinato alla liquidazione per il pagamento dei creditori estranei quanto la maggiore consistenza di questi ultimi rispetto a quanto originariamente indicato, la Corte di Appello respingeva il reclamo, confermando la decisione del giudice di primo grado di ritenuta inidoneità dell’accordo al pagamento dei creditori estranei. Il provvedimento, la cui stringata motivazione non appaga, denota le persistenti difficoltà di individuare l’esatto perimetro del vaglio giurisdizionale in sede di omologazione degli accordi di ristrutturazione. Come efficacemente evidenziato da autorevole dottrina, infatti, “la sbrigativa formulazione dell’art. 182 bis non consente di individuare chiaramente in cosa consista il giudizio di omologazione” (così testualmente E. Frascaroli Santi, Gli accordi di ristrutturazione dei debiti a norma dell’art. 182-bis l.fall. in Trattato di diritto fallimentare e delle altre procedure concorsuali, (a cura di) F. Vassalli - F.P. Luiso - E. Gabrielli, Torino, 2014, IV, 506). Motivo per cui, sulla questione non si registra una piena uniformità di indirizzo ed il panorama delle tesi risulta assai variegato. La Corte di Appello di Bari sembra accedere a quell’orientamento secondo cui il giudice dell’accordo, anche in assenza di opposizioni, dovrebbe esercitare un approfondito e diretto controllo di merito a garanzia di tutti gli interessi coinvolti e cioè anche di coloro che, meno organizzati ed edotti sul da farsi, potrebbero non cogliere i profili di inidoneità dell’accordo. Competerebbe, in questi casi, al giudice il vaglio sulla attuabilità dell’accordo anche estrinsecamente e non, quindi, solo mediante condivisione dell’attestazione all’uopo predisposta dal professionista incaricato dal proponente (v. I. Pagni, Evoluzione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, protezione del patrimonio e omologazione, in questa Rivista, 2014, 1092. Analogamente L. D’Orazio - F.S. Filocamo - A. Paletta, Attestazioni e controllo giudiziario nelle procedure concorsuali, Milano, 2015, 421. In giurisprudenza v. Trib. Avellino 12 novembre 2014, in www.ilcaso.it; Trib. Roma 4 novembre 2011, in www.ilcaso.it). Secondo un altro orientamento, meno restrittivo, in assenza di opposizioni, il controllo del tribunale si sostanzierebbe in una verifica della legalità formale del procedimento e, quindi, del rispetto degli adempimenti stabiliti dalla legge come, ad esempio, il deposito e la pubblicazione del ricorso, dell’accordo e della relativa documentazione, la sussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi del debitore e del professionista attestatore, la verifica del raggiungimento della percentuale di adesioni richiesta dalla legge (v. L. Panzani - U. De Crescienzo, Il nuovo diritto fallimentare, Milano, 2005, 73-74). Con la precisazione che l’attuabilità dell’accordo dovrebbe essere valutata sotto il profilo della completezza, logicità, coerenza e persuasività della relazione del professionista che l’ha asseverata (cfr. App. Napoli 1° dicembre 2014, in www.unijuris.it; in dottrina negli stessi termini sembra E. Frascaroli Santi, Gli accordi di ristrutturazione dei debiti, Padova, 2009, 161-162). In caso di opposizioni, invece, non può certamente negarsi il potere/dovere del tribunale di investigare circa gli specifici aspetti in contestazione. Come è stato condivisibilmente osservato, in questi casi, non muta l’oggetto del controllo, ma si amplia la sfera di cognizione del tribunale (v. C. Trentini sub art. 182-bis l.f., in Codice commentato del fallimento, (diretto da) G. Lo Cascio, Milano, 2017, 2418) con il potere di procedere in maniera autonoma al riscontro della idoneità e la attuabilità dell’accordo, seppur nei limiti di quanto dedotto con le opposizioni (v. A. Paluchowski, L’accordo di ristrutturazione ed il controllo del tribunale nel giudizio di omologazione, in questa Rivista, 2011, 105). Le criticità dell’attuale disciplina sembrano destinate ad essere, almeno in parte, risolte dalla imminente riforma che, stando allo schema di decreto legislativo delegato recante il nuovo codice della crisi e dell’insolvenza (v. www.osservatorio-oci.org), prevede che, in sede di omologazione dell’accordo, “Il tribunale, verificata la regolarità della procedura e l’esito della votazione, anche con riferimento alla fattibilità del piano e tenuto conto dei rilievi del commissario giudiziale, assunti i mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti d’ufficio, anche delegando uno dei componenti del collegio, provvede con sentenza sull’omologazione del concordato”.

 

Trib. Milano 3 dicembre 2015 (data della decisione), decr. - Pres. Paluchowshi - Est. Macripò - SGR S.p.a.

Il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari ex art. 182 bis, comma 6, l.fall. può essere disposto dal tribunale qualora dalla documentazione prodotta emerga la sussistenza dei presupposti per pervenire ad un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze di cui al comma 1 dell’art. 182 bis l.fall. e delle condizioni per il regolare pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che comunque hanno negato la propria disponibilità a trattare, essendo consentita in tale sede una mera disamina degli atti (Nel caso di specie, il tribunale ha disposto il divieto richiesto da una società di gestione del risparmio con riferimento allo stato di crisi del fondo di investimento immobiliare di tipo chiuso gestito dalla stessa).

 

App. Torino 3 agosto 2015 - Pres. Barelli Innocenti - Est. Grosso

In sede di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.fall. il sindacato del tribunale non può essere diverso da quello elaborato dalla giurisprudenza in tema di concordato preventivo, in particolar modo qualora non siano state proposte opposizioni e, quindi, nessuno si sia attivato per far valere ragioni ostative all’omologazione; ne consegue che il tribunale non può negare l’omologa sulla base di ragioni attinenti all’aspetto prettamente economico, ritenendo l’accordo inidoneo a conseguire la propria causa concreta secondo valutazioni di tipo meramente probabilistico e non basate su dati emergenti prima facie da cui poter desumerne una assoluta e manifesta inidoneità dell’accordo a soddisfare, in particolare, i creditori non aderenti.

 

Trib. Venezia 19 maggio 2015, ord. - Pres. Farini - Est. Boccuni

Gli amministratori, i sindaci e l’attestatore dell’accordo di ristrutturazione dei debiti della società poi fallita sono responsabili dell’aggravamento del dissesto conseguente  al ritardo nella dichiarazione di fallimento dovuto al procedimento ai sensi dell’art. 182 bis l.fall., qualora l’iniziativa ristrutturatoria sia stata fondata su valutazioni sovrastimate dell’attivo tali da renderla concretamente non fattibile e con una determinazione del danno pari agli oneri successivi all’insorgere dello stato di insolvenza che non sarebbero maturati in caso di tempestiva dichiarazione di fallimento (oneri individuati, nel caso di specie, nel compenso dell’attestatore, negli interessi maturati sui debiti pregressi nel periodo fra l’iniziativa di ristrutturazione del debito e la dichiarazione di fallimento, nonché in altre passività sorte nelle more).

 

Trib. Asti 25 giugno 2014 (data della decisione), decr. - Pres. Donato - Est. Francioso - Conbipel S.p.A.

In sede di omologa degli accordi di ristrutturazione al Tribunale è demandata, oltre la verifica della regolarità formale degli stessi, la verifica della legalità sostanziale ed in particolare dell’attuabilità dell’accordo con riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei all’accordo.

 

Trib. Nocera Inferiore 27 marzo 2014, decr. - Pres. Marano - Est. Fucito

Negli accordi di ristrutturazione dei debiti, qualora nessun creditore abbia proposto opposizione ai sensi dell’art. 182 bis, quarto comma, l.fall., il tribunale può procedere all’omologazione senza dover previamente fissare udienza in camera di consiglio per l’audizione del ricorrente.