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Art. 173 l.f. - Revoca dell'ammissione al concordato

Articolo 173 della legge fallimentare corredato di massime della giurisprudenza di legittimità e di merito 

Art. 173  (Revoca dell’ammissione al concordato e dichiarazione del fallimento nel corso della procedura) [*]

In vigore dal 20 ottobre 2012

Il commissario giudiziale, se accerta che il debitore ha occultato o dissimulato parte dell'attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o più crediti, esposto passività insussistenti o commesso altri atti di frode, deve riferirne immediatamente al tribunale, il quale apre d’ufficio il procedimento per la revoca dell’ammissione al concordato, dandone comunicazione al pubblico ministero e ai creditori. La comunicazione ai creditori è eseguita dal commissario giudiziale a mezzo posta elettronica certificata ai sensi dell'articolo 171, secondo comma. [**]

All’esito del procedimento, che si svolge nelle forme di cui all’ articolo 15, il tribunale provvede con decreto e, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli articoli 1 e 5, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza, reclamabile a norma dell’ articolo 18.

Le disposizioni di cui al secondo comma si applicano anche se il debitore durante la procedura di concordato compie atti non autorizzati a norma dell'articolo 167 o comunque diretti a frodare le ragioni dei creditori, o se in qualunque momento risulta che mancano le condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato.

Note:

[*] Articolo così sostituito dall'art. 14, comma 1, D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, a decorrere dal 1° gennaio 2008.

[**] Comma così modificato dall’ art. 17, comma 1, lett. s), D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221; per l’applicabilità di tale disposizione vedi l’ art. 17, commi 4 e 5 del citato D.L. n. 179/2012, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221.

 

Massime della giurisprudenza di legittimità e di merito

Cass. Civ., sez. I, 29 luglio 2014, n. 17191 - Pres. Rordorf - Est. Di Virgilio - P.M. Patrone - Fallimento Cesit S.R.L. - Compagnia per l’estrazione Succhi s.r.l. (Avv. Libertini, Mirone) c. Ministero dello Sviluppo Economico

1. Gli atti di frode vanno intesi, sul piano oggettivo, come le condotte volte ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, aventi valenza potenzialmente decettiva per l’idoneità a pregiudicare il consenso informato degli stessi sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, inizialmente ignorate dagli organi della procedura e dai creditori e successivamente accertate nella loro sussistenza o anche solo nella loro completezza ed integrale rilevanza, a fronte di una precedente rappresentazione del tutto inadeguata, purché siano caratterizzati, sul piano soggettivo, dalla consapevole volontarietà della condotta, di cui, invece, non è necessaria la dolosa preordinazione.

2. Il giudizio di omologazione del concordato preventivo ed il procedimento per la revoca dell’ammissione ed art. 173 l.fall. (nella specie innestatosi nel primo), non sono due subprocedimenti separati ed autonomi ma due fasi di un unico procedimento, poiché l’ammissione costituisce il presupposto necessario per l’omologazione, sicché, venuta meno la prima, non è più possibile la seconda. Ne consegue, altresì, che, pendente la procedura concordataria, la domanda di fallimento può essere utilmente proposta, oltre che nel corso del procedimento di revoca, anche durante il giudizio di omologazione.

Trib. Verona 15 gennaio 2016, decr. - Pres. ed est. Platania - G.M. S.r.l.

La mancanza di informazioni circa la pendenza di cause al momento della proposizione della domanda di concordato e di cause instaurate dopo, in quanto circostanza atta ad incidere negativamente sul piano per l’ipotesi di soccombenza e conseguente condanna alla rifusione delle spese per importi complessivamente rilevanti, integra una condotta  censurabile e tale da giustificare la revoca dell’ammissione al concordato ex art. 173 l.fall.

Trib. Trento 30 ottobre 2015 (data della decisione), decr. - Pres. Avolio - Est. Attanasio

 Qualora la proposta di concordato evidenzi gravi carenze informative scoperte dal commissario relative a fatti idonei ad influire sul giudizio dei creditori e la condotta omissiva risulti intenzionale, vi sono gli estremi per revocare l’ammissione al concordato preventivo ai sensi dell’art. 173 l.fall. (nel caso di specie, le omissioni e le carenze informative riguardavano, tra l’altro, patti parasociali e conseguenti obblighi di indennizzo).

Trib. Pordenone 30 ottobre 2015 - Pres. Dall’Armellina - Est. Petrucco Toffolo - P.M.T. S.p.a.

Il rimborso di un finanziamento soci postergato e l’esecuzione di pagamenti preferenziali a beneficio di una società partecipata, in epoca anteriore al deposito della domanda di concordato preventivo e non dichiarati nella domanda stessa, costituiscono atti in frode ai creditori idonei a determinare la revoca del concordato ai sensi dell’art. 173, comma 1, l.fall.

App. Genova 2 agosto 2014, decr. - Pres Sangiuolo - Est. Maistrello - Cesis soc. coop. a r.l. c. Fall. Cesis soc. coop. a r.l.

Nell’ipotesi prevista dall’art. 173 l.fall., qualora non vi sia istanza di fallimento di uno o più creditori o del Pubblico Ministero, il Tribunale deve limitarsi a dichiarare la risoluzione del concordato preventivo.

Trib. Rovigo 25 luglio 2014, decr. (data della decisione) - Pres Fraccon - Est. Martinelli - Tecpol s.r.l.

Nel concordato preventivo il giudice deve controllare in ogni fase della procedura la legalità e la possibilità giuridica del piano e verificare che l’attestazione del professionista assicuri informazioni veritiere e complete ai creditori; la valutazione della causa concreta si risolve in un vaglio di compatibilità della proposta concordataria con il soddisfacimento delle ragioni creditorie in tempi ragionevoli, la quale implica una valutazione di fatto, anche economica, sulla realizzabilità del piano nei termini prospettati che può tradursi in un vizio di legittimità giuridica.

App. Milano 10 gennaio 2014 - Pres. ed Est. Roggero - Lucchini Artoni S.r.l. in liq. (Avv. Fiorucci) c. Fall. Lucchini Artoni S.r.l. in liq.

La nozione di atto di frode, che ai sensi dell’art. 173 l.fall. giustifica la revoca dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo, esige che la condotta del debitore sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori; pertanto, non può essere considerato atto di frode quello del quale il debitore abbia fatto chiaramente menzione nella proposta di concordato.