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Art. 160 l.f. - presupposti per ammissione al concordato

Articolo 160 della legge fallimentare corredato di massime della giurisprudenza di legittimità e di merito 

Art. 160  (Presupposti per l'ammissione alla procedura) [1]

In vigore dal 21 agosto 2015

L'imprenditore che si trova in stato di crisi può proporre ai creditori un concordato preventivo sulla base di un piano che può prevedere:

a)  la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei beni, accollo, o altre operazioni straordinarie, ivi compresa l'attribuzione ai creditori, nonché a società da questi partecipate, di azioni, quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni, o altri strumenti finanziari e titoli di debito;

b)  l'attribuzione delle attività delle imprese interessate dalla proposta di concordato ad un assuntore; possono costituirsi come assuntori anche i creditori o società da questi partecipate o da costituire nel corso della procedura, le azioni delle quali siano destinate ad essere attribuite ai creditori per effetto del concordato;

c)  la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei;

d)  trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse.

La proposta può prevedere che i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, non vengano soddisfatti integralmente, purché il piano ne preveda la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione indicato nella relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’ articolo 67, terzo comma, lettera d). Il trattamento stabilito per ciascuna classe non può avere l’effetto di alterare l’ordine delle cause legittime di prelazione. [2]

Ai fini di cui al primo comma per stato di crisi si intende anche lo stato di insolvenza. [3]

In ogni caso la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari. La disposizione di cui al presente comma non si applica al concordato con continuità aziendale di cui all’articolo 186-bis. [4]

Note:

[1]  Articolo così sostituito dall'art. 2, comma 1, lett. d), D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 maggio 2005, n. 80. Le presenti disposizioni si applicano altresì ai procedimenti di concordato preventivo pendenti e non ancora omologati alla data di entrata in vigore del medesimo decreto.

[2] Comma inserito dall'art. 12, comma 2, D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, a decorrere dal 1° gennaio 2008.

[3] Comma aggiunto dall'art. 36, comma 1, D.L. 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51, a decorrere dal 31 dicembre 2005.

[4] Comma aggiunto dall’ art. 4, comma 1, lett. a), D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015, n. 132; per l’applicazione di tale disposizione vedi l’ art. 23, comma 1, del medesimo D.L. n. 83/2015.

 

MASSIME DELLA GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITÀ E DI MERITO

Cassazione, Sez. I, 14 giugno 2016, n. 12273 - Pres. Nappi - Est. Genovese - M. c. Fall. Tevi S.p.a. in liquidazione (legge fallimentare artt. 152, 160, 161; cod. civ. artt. 2487, 2489, 2751 bis)

Messa in liquidazione la società con assemblea straordinaria e investito con la stessa delibera il liquidatore del mero potere di convocazione dell’assemblea straordinaria per deliberare altresì l’eventuale approvazione di una proposta di concordato, alla deserzione della riunione dei soci e ciononostante il liquidatore aveva presentato comunque il ricorso di concordato. Il costo sostenuto dal legale così incaricato non venne ammesso al passivo nel successivo fallimento, poi dichiarato dal tribunale, eccependosi una carenza assoluta di potere dell’organo conferente: decisione confermata dalla S.C., per la quale il liquidatore non avrebbe gli stessi poteri generali dell’amministratore, come voluto dall’art. 2380 bis c.c., dovendosene la fonte rinvenire in modo specifico nella sola delibera d’assemblea, ex art. 2487, comma 1, lett. c), c.c., conformata e pubblicizzata come previsto dall’articolo successivo. L’art. 2489 c.c., attribuendo ai liquidatori gli atti utili per la liquidazione della società, non includerebbe la proposta di concordato, né soccorrerebbe l’art. 152 l.fall., che ha riguardo ai soli amministratori. Nel caso del credito del professionista, inoltre, la mancata iscrizione di una delibera ad hoc sarebbe di ostacolo a riconoscere all’incaricato una situazione di buona fede opponibile, trattandosi di un potere la cui esistenza esige un conferimento con particolari, non assolte, formalità.

Trib. Pisa 26 febbraio 2016, decr. - Pres. Sammarco - Est. Zucconi

È ammissibile la proposta di concordato che prevede il pagamento dei crediti per tributi locali, assistiti da privilegio generale sui beni mobili senza collocazione sussidiaria sugli immobili, in una percentuale pari a quella prevista per i crediti chirografari, qualora venga attestato, con relazione giurata ex art. 160, comma 2, l.fall., che i suddetti crediti privilegiati non possono trovare soddisfazione attraverso la liquidazione sul ricavato della massa mobiliare; in tal caso è escluso che il trattamento riconosciuto nella proposta a detti crediti costituisca alterazione dell’ordine delle cause legittime di prelazione.

Trib. Teramo 5 gennaio 2016 - Pres. Cappa - Est. Cirillo

La proposta di concordato preventivo di società appartenenti al medesimo gruppo può essere formulata previo conferimento ad una società ad hoc delle rispettive aziende ai sensi degli artt. 2558-2560 c.c., risolutivamente condizionato alla mancata definitiva omologazione del concordato, purché le masse attive e passive vengano mantenute separate, così come le maggioranze per l’approvazione.

Trib. Alessandria 18 gennaio 2016, decr. - Pres. ed Est. Santinello - B. G. & Fratello S.p.a.

Il concordato con assuntore non costituisce un tipo di diverso rispetto a quello liquidatorio o a quello con continuità aziendale, pertanto anche il concordato con assuntore deve essere qualificato come liquidatorio o con continuità a seconda dell’obiettivo perseguito.

Trib. Alessandria 18 gennaio 2016, decr. - Pres. ed Est. Santinello - B. G. & Fratello S.p.a.

Al concordato c.d. “misto” si applica la disciplina relativa alla componente economicamente e funzionalmente prevalente; pertanto, per l’ipotesi che la componente liquidatoria sia minima rispetto a quella della continuità non scatta l’obbligo di assicurare la percentuale di pagamento dei creditori chirografari previsto per il concordato liquidatorio dal D.L. n. 83/2015.

Trib. Roma 16 dicembre 2015, decr. - Pres. La Malfa - Est. Odello

Qualora la proposta di concordato sia sottoposta a condizioni, gli eventi futuri ed incerti devono essere valutati compiutamente dall’asseveratore, il quale deve esprimere un giudizio di verosimiglianza in ordine al fatto che essi possano in futuro realmente realizzarsi.

Trib. Firenze 8 gennaio 2016, decr. - Pres. Pompei - Est. Selvarolo

Il nuovo disposto del comma 4 dell’art. 160 l.fall. secondo cui, in ogni caso, la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari deve essere interpretato nel senso che il debitore deve proporre fondatamente il pagamento di tale percentuale, laddove per fondatamente deve intendersi una prospettazione a metà strada fra il concetto di garanzia e quello della ragionevole previsione; spetterà poi al Tribunale verificare che la proposta contenga l’assicurazione di detto soddisfacimento sulla base di un piano che non possa essere qualificato come manifestamente inidoneo a raggiungere tale obiettivo.

Trib. Foggia 6 agosto 2015 - Pres. Cea - Est. Murgo - Pugliese (avv. Troiano - Clemente) c. Orticola Mediterranea soc. agr. a r.l. (avv. Salerno)

La L. n. 3/2012 che ha esteso espressamente i benefici di cui alla L. n. 44/1999 (disposizioni concernenti il fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura), al “fallito”, non contempla analoga previsione per l’impresa in concordato preventivo; ne consegue che la sospensione dei termini ex art. 20, L. n. 40/1999, come modificata dalla L. n. 3/2012, non può trovare applicazione alle procedure di concordato preventivo, trattandosi non di procedura liquidatoria forzosa ma di mezzo di risoluzione negoziale della crisi dell’imprenditore.

Trib. Pordenone 13 ottobre 2015 - Pres. Pedoja - Est. Petrucco Toffolo - Immobiliare Valbruna S.r.l. (Avv. Campoccia) c. Banca Mediocredito del Friuli Venezia Giulia (Avv. Del Zotto)

In tema di alterazione delle cause legittime di prelazione nel concordato preventivo con pagamento parziale dei creditori privilegiati ai sensi dell’art. 160, comma 2, l.fall., poiché il creditore titolare del privilegio ha diritto a ricevere quanto ricavato dalla liquidazione del bene che della prelazione è oggetto, al debitore che proponga il concordato preventivo ipotizzando che la liquidazione concordataria dell’immobile ipotecato possa avere maggiore durata rispetto a quella fallimentare non è consentito destinare i proventi della locazione dell’immobile stesso ai creditori chirografari, per i periodi locatizi ulteriori rispetto a quelli che si realizzerebbero in caso di fallimento (nel caso di specie, ipotizzando una liquidazione fallimentare nel termine di un anno ed una liquidazione concordataria nel termine di quattro anni, il debitore aveva destinato tre annualità locatizie, anziché al creditore ipotecario, al pagamento dei chirografari).

Cass. Civ., sez. I, 23 maggio 2014, n. 11497 - Pres. Rordorf - Est. De Chiara - P.M. Apice - Cooptur Società Cooperativa Turistica Costa del Sole A R.L. (Avv. Morelli) c. CNS - Consorzio Nazionale Servizi Società Cooperativa (Avv. Macchiarola) (Vedi Cass. 23 gennaio 2013, n. 1521).

 In tema di concordato preventivo, la fattibilità del piano è un presupposto di ammissibilità della proposta sul quale, pertanto, il giudice deve pronunciarsi esercitando un sindacato che consiste nella verifica diretta del presupposto stesso, non restando questo escluso dall’attestazione del professionista. Tuttavia, mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il

controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo, può essere svolto solo nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obbiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole, fermo, ovviamente, il controllo della completezza e correttezza dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato e i documenti allegati, ai fini della consapevole espressione del loro voto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto sia l’incapacità della proponente di formalizzare l’acquisto, promessole da terzi, degli immobili su cui si basava il piano concordatario e dei quali assumeva di aver già pagato il prezzo, sia la verosimile mancata formalizzazione delle garanzie promesse da terzi, sia l’inattendibilità della valutazione dei menzionati immobili, collocati in zona agricola).

Trib. Ravenna 22 maggio 2014 (data decisione), decr. - Pres. Lacentra - Est. Farolfi - Gruppo T. S.p.A.

Il vincolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c. è meritevole di tutela ove preveda un mandato irrevocabile a vendere gli immobili a favore del liquidatore giudiziale condizionato alla sola omologa del concordato.

App. Venezia 12 maggio 2016, decr. - Pres. ed Est. Di Francesco - Banco Popolare soc. coop. (avv.ti Tarzia, Staunovo-Polacco) c. Bicos s.r.l. in liquidazione (avv.ti Fulco, Mengoni)

La proposta di concordato preventivo nella quale sia previsto, con riferimento ai creditori ipotecari, un pagamento inferiore al valore di realizzo in sede concordataria degli immobili gravati, ma corrispondente al presumibile ed  inferiore realizzo degli stessi in sede fallimentare, con destinazione del surplus al pagamento degli altri creditori, contrasta con il divieto di alterare le cause di prelazione, atteso che in tale ipotesi il maggior valore ricavabile nel concordato non è assimilabile a finanza esterna, ma rappresenta risorse endogene, con la conseguenza che l’intero ricavato della vendita deve essere destinato al soddisfacimento dei creditori muniti di cause di prelazione sugli specifici cespiti.

Trib. Rovigo 1° agosto 2016, decr. - Pres. D’Amico - Est. Martinelli - Utensiltecnica Giesse S.r.l.

1. L’art. 160 l.fall., come novellato dal D.L. n. 83/2015, nella parte in cui impone all’imprenditore di garantire, nei concordati non in continuità, il soddisfacimento dei creditori chirografari non inferiore al 20%, richiede quantomeno una proposta idonea, con ragionevole certezza, ad assicurare l’adempimento dell’obbligazione in tale misura (nella specie è stata dichiarata inammissibile una proposta di concordato preventivo nella quale il pagamento della percentuale del 20% si fondava sulla prospettazione della vendita di un compendio immobiliare al valore di stima, idoneo a consentire il pagamento di una percentuale del 24,39%, in quanto l’esito negativo di un solo tentativo di vendita ed il ribasso usuale del prezzo avrebbe reso insufficiente l’attivo patrimoniale al soddisfacimento minimo dei creditori non assistiti da privilegio).